Il Tirreno

Grosseto

«La guerra tra bande adesso è conclusa Pd unito e vincente»

di Gabriele Baldanzi
«La guerra tra bande adesso è conclusa Pd unito e vincente»

Bruzzesi, responsabile enti locali, è l’artefice dell’accordo «Borghi o Mascagni, non so chi vince. Lo scarto sarà ridotto»

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GROSSETO. Il responsabile enti locali del Pd regionale Stefano Bruzzesi ha casa a Istia d’Ombrone. Ci soggiorna in estate, nei fine settimana. Conosce la città e i maggiorenti grossetani del suo partito. Martedì, in poche ore, ha bromurizzato le correnti, stemperato i personalismi e trovato un accordo per arrivare alle primarie senza altri bagni di sangue.

Come è nata la tregua?

«Alla fine ha prevalso il buon senso, su tutti i fronti. Ed era quello che chiedevo e mi aspettavo. È servito anche l’incontro tra i due candidati davanti a un caffè, alla presenza autorevole di Emilio Bonifazi».

Scusi, ma l’accordo pare ci fosse già dal giorno prima...

«Sì, ne avevamo parlato anche a Firenze. Ma quando una cosa sembra facile e in discesa non è detto che poi si riveli così. I firmatari della mozione contro il segretario non sono guastatori, né kamikaze. Anzi. Si sono mostrati disponibili a metterla da parte e a ragionare per il bene del Pd, così come Simiani e Biliotti. Lo scriva: la guerra tra bande è conclusa».

Ma il problema qual era?

«Il problema, secondo alcuni, era la casacca indossata da Biliotti. Con l’approssimarsi delle primarie e la discesa in campo di Mascagni una fetta di partito a un certo punto non si sarebbe sentita tutelata».

E quindi?

«Quindi è stato deciso di creare questo organismo, anche se è improprio definirlo così, di autogoverno paritario. Ne fa parte anche il segretario e governerà la delicata fase preelettorale. Non soccombe nessuno e ne esce più forte il Pd».

Ha saputo? C’è già polemica su chi coordina.

«No, non ho notizia di altre polemiche. Mi pare invece che le reazioni siano state solo positive. L’assemblea di mercoledì scorso ha rappresentato uno spartiacque».

Parliamo di chi la casacca non l’ha ancora indossata: Luca Sani, per esempio.

«Non è facile mettergli la casacca (sorride). Lo intervisti e così lo scopriamo anche noi».

Lei pensa che, nonostante ciò che è successo negli ultimi mesi, Grosseto possa restare al centrosinistra?

«Certo. E lo dicono anche i numeri dei sondaggi. Sono sicuro che governeremo ancora la città, che non ci saranno avventure tipo Livorno con i grillini in municipio, né il rischio di un isolamento istituzionale rispetto ai livelli nazionali e regionali con la fascia tricolore a Vivarelli Colonna».

Alcuni osservatori, profilandosi un ballottaggio, considerano Vivarelli Colonna favorito. E anche una parte del Pd lo stima.

«Il candidato sindaco del centrodestra non lo conosco bene e quindi non posso dare giudizi. Però mi preme chiarire. Alcuni esponenti del Pd vengono dati in combutta con Vivarelli Colonna. Quando ci sono screzi, in alto, può capitare che qualcuno si lasci scappare parole di troppo, del tipo “se perdiamo le primarie andiamo su Vivarelli Colonna”. Ma poi non succederà: certe dichiarazioni sono autoreferenziali e la base del Pd è più matura di quanto si immagina; matura da non votare gli avversari per dispetto e consapevole che non è il momento di far salti nel buio».

A Firenze non ne avete mai parlato di venire a patti con Vivarelli Colonna?

«Ma figuriamoci… No, assolutamente. Ripeto: Vivarelli Colonna me lo descrivono come un pratico moderato, un uomo che già adesso è costretto a barcamenarsi tra l’estremismo leghista, il civismo e la consapevolezza che la città da conquistare ha una vocazione di sinistra. Penso che potrebbe soffrire di labirintite e trovarsi presto in difficoltà. Ma se è tanto amico nostro, lo dico con ironia, possiamo venirgli incontro: dopo il 7 marzo entri a far parte del centrosinistra».

Due parole sui candidati, Borghi e Mascagni.

«Di entrambi non posso che parlare bene. Mascagni lo conosco meno ed è stata una sorpresa scoprirne la lealtà, la gentilezza, lo spessore. Paolo è un politico battagliero e parte con un vantaggio: è più allenato. Si prepara a questa partita da molto più tempo».

Chi vincerà?

«Non ne ho idea, davvero. Penso che finirà con uno scarto ridotto e dopo, come hanno promesso entrambi, ci sarà reciproco aiuto».

Due parole sul regolamento delle primarie. La novità che taglia fuori stranieri e sedicenni ridurrà l’affluenza.

«Sì, è nel conto. Ma così evitiamo le polemiche del giorno dopo, che fanno male al Pd. Votando con il certificato elettorale in mano si dà alla consultazione un taglio diverso dal passato. Verranno meno persone, speriamo di no, ma a noi interessava dare la parola agli elettori che realmente hanno diritto di voto alle amministrative».

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