Il Tirreno

Grosseto

Il torrione torna a svettare su Magliano

Ivana Agostini
Il Torrione di Magliano in Toscana dopo il restauro (foto Enzo Russo)
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Il Torrione di Magliano in Toscana dopo il restauro (foto Enzo Russo)

A tre anni e tre mesi dal crollo, la fortificazione è stata ricostruita grazie a lavori costati quasi un milione di euro

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MAGLIANO. Il torrione di Magliano in Toscana è tornato ai maglianesi. A tre anni e tre mesi dal drammatico crollo, nella mattina di sabato 13 febbraio è stato tagliato il nastro che ha sancito ufficialmente la fine dei lavori alla fortificazione maglianese, che si sbriciolò durante l'alluvione di San Martino nel 2012 appena venti giorni dopo la fine dei lavori di rinforzo.

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“Questa è una giornata importante non solo per Magliano ma anche per tutta l'Italia", ha detto con orgoglio il sindaco Diego Cinelli, che ha festeggiato così il suo compleanno. "Il lavoro è costato 980.000 euro – ha detto ancora CInelli – ed è stato portato a termini dalla ditta appaltatrice con grande professionalità".

“Reperire i fondi per la ristrutturazione dei siti danneggiati nel 2012 non è stato facile – dice Leonardo Marras, consigliere regionale ma presidente della Provincia di Grosseto all'epoca dei fatti – Fu il presidente regionale Enrico Rossi a spingere perché non ci si dimenticasse anche dei beni culturali danneggiati dall'alluvione e quando ci fu da chiedere i finanziamenti io scrissi che serviva un milione di euro”.

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I soldi furono concessi e l'iter per tornare a far svettare il Torrione prese inizio. A raccontare il processo di ricostruzione durante la cerimonia di inaugurazione che si è svolta al Borgo Magliano Resort e che ha visto la presenza di molte autorità è stata la progettista, l'ingegnere Susanna Carfagni.

“La prima operazione che abbiamo messo in atto è stata quella della pulizia del sito. Una operazione che dovevamo svolgere in sicurezza cercando di lasciare traccia il più possibile di quello che era rimasto integro e che avrebbe costituito informazione basilare per la ricostruzione. Il paese di Magliano – ha spiegato la progettista – si arrocca sulla calcarenite. Una situazione molto delicata. Una volta eseguita la pulizia abbiamo cercato di vedere come fosse il torrione dato che la sua forma non è molto facile, non completamente circolare”.

In aiuto della progettista è venuta la moderna tecnologia. “Abbiamo fatto dei rilievi laser scanner e questo ha consentito di mettere a confronto il vecchio torrione con le nostre immagini tridimensionali per capire se stavamo facendo bene la nostra ricostruzione", spiega la Carfagni. La fedeltà all'originale era molto importante. Il torrione col crollo era come scivolato. Per la sua ricostruzione è stato utilizzato tutto il materiale che è stato recuperato e ripulito. “Una cosa fondamentale – dice l'ingegnere – era far venire meno la causa del crollo, evitare quindi gli accumuli di acqua e dare vita a un sistema di drenaggio per farla fuoriuscire”.

La ricostruzione è andata avanti metro per metro, inserendo pali che sono andati alla profondità di 25 metri, creando un guscio al torrione, facendo un sistema di drenaggio e di tiranti che sono costantemente monitorati per vedere la loro funzionalità. Ora che il torrione è ricostruito rimangono però da tirare su le mura crollate nel 2014. “Stiamo lavorando e entro ottobre dovrebbe essere tutto finito – dice Cinelli – ma per sistemare e mettere in sicurezza tutta la cinta muraria servono ancora risorse”.

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