La manifestazione
È nato il coordinamento Marittimi
Le associazioni si uniscono: «Obiettivo portare le istanze a Roma»
MONTE ARGENTARIO. L’unione fa la forza. Dopo la manifestazione di protesta avvenuta il 3 febbraio scorso sul piazzale Candi a Porto Santo Stefano, le associazioni marittime provenienti da tutta Italia si sono nuovamente riunite per discutere le linee guida da seguire, per far sentire ancora di più la loro voce nei confronti del Ministero dei Trasporti.
Il documento condiviso, consegnato al comandante dell’ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano Tullio Arcangeli, al Ministero stesso e ai sindacati, dev’essere infatti solo un punto di partenza. Proprio per questo è nato ieri il “Coordinamento marittimi 3 febbraio”, composto da sigle locali e nazionali che rappresentano migliaia di naviganti di tutto lo stivale.
Al suo interno sono così presenti l’associazione Marittimi Argentario, l’Amadi nazionale di Rapallo e l’Amadi Campania, l’associazione Marittimi Tirreno centrale con sede a Terracina, la Lavoratori Marittimi Costa Tirrenica con sede a Viareggio, Amare Gaeta, il Collegio Nazionale Capitani con sede a Genova e la Italian Yacht Masters con sede a Loano (Savona). Non ci sarà un vero e proprio organigramma all’interno del collettivo di associazioni, ma per i rapporti con gli enti e la stampa è stato eletto come coordinatore e portavoce Luigi Scotto. «Si tratta di un avvenimento storico - spiega - Aver riunito questo collettivo è importante: è la riuscita della manifestazione. Adesso l’obiettivo è creare un tavolo di lavoro con il Ministero, siamo scesi nel dettaglio delle richieste e di come ci comporteremo con il Mit. I problemi, inoltre, sono uguali per tutti i marittimi italiani: siamo concordi sull’andamento da seguire e, in questo modo, tutti possono essere rappresentati. Se in futuro altre associazioni vorranno rinforzare le nostre fila noi saremo aperti».
Il Coordinamento marittimi 3 febbraio si propone, dunque, di instaurare tavoli tecnici con il ministero dei Trasporti nel più breve tempo possibile, anche perché per adesso non è stato ancora firmato il decreto che porterebbe sostanziali modifiche ai certificati dei marittimi, tra cui la divisione della carriera del diporto da quella mercantile. «Forse stanno ragionando ancora sul da farsi - aggiunge Scotto - Speriamo che con le nostre pacifiche intenzioni il decreto non venga firmato. Se entrasse in vigore toglierebbe la facoltà di lavorare ai marittimi, oltre a scalfire diritti sacrosanti sanciti dalla Costituzione. Adesso - conclude - con una sola voce potremo riuscire a lavorare con il Ministero e dare stabilità economica alle nostre famiglie».
Andrea Capitani
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
