La manifestazione
Chigiotti in campo per Vivarelli Colonna
L’architetto nel 2011 fu presidente del comitato pro Bonifazi
GROSSETO. Ogni promessa è debito. Giuseppe Chigiotti, celebre architetto grossetano, non ha mai nascosto la sua passione per la politica, intesa come impegno civile e per la propria città. Nel 2011 fu presidente del comitato elettorale di Emilio Bonifazi. Ma dopo la vittoria, col tempo Chigiotti non mancò di manifestare il suo progressivo distacco da quell’esperienza. Fino ad annunciare pubblicamente, nel settembre 2015 al Tirreno, la sua intenzione di non dire più nulla, di “politica”, «almeno fino a quando non ci saranno i candidati per il prossimo sindaco, pronto a caldeggiare il più adatto, come ho già fatto nel passato, ma sempre nel rispetto delle mie idee sullo sviluppo della nostra città».
Ora i candidati ci sono e Chigiotti parla. Spiazzando tutti. Perché cinque anni dopo scarica il Pd e approda al centrodestra. Anzi, come tiene a precisare lui, al candidato del centrodestra: Antonfrancesco Vivarelli Colonna, «l’unico tra tutti che abbia un progetto per me condivisibile per il futuro di Grosseto. Lo avevo detto: avrei votato e sostenuto il portatore di un messaggio diverso, credibile per un futuro migliore della nostra città fuori dagli schieramenti, oltre i partiti. In questo caso sono andato oltre: forse un po’ lontano da certi miei credo politici. Ma in questo caso contano solo il bene e il futuro di Grosseto».
In una recente intervista a un giornale milanese lei rivendica con passione le sue radici grossetane, ma al tempo stesso spiega come le radici non debbano essere vincolo ma trampolino verso il futuro. E ora dice che questo è il denominatore che la lega a Vivarelli Colonna...
«La motivazione che ha spinto Antonfrancesco a candidarsi è nell’affetto e nel rapporto che ha con la sua terra, alla quale si sente di appartenere. È la consapevolezza di essere arrivati a un punto nel quale se non si compie una svolta realmente innovativa il futuro di Grosseto non esiste. Le logiche dei partiti tradizionali non sono più capaci di elaborare un progetto su questa città».
E Vivarelli Colonna lo è?
«Il mio supporto glielo do proprio perché ho la certezza che lui è capace di portare avanti un progetto. Che non è un progetto fondato su ipotesi faraoniche, ma un progetto innanzitutto sociale, intenzionato a modificare la struttura della società grossetana facendo capire quali sono le reali potenzialità di questa città e di questa terra».
Così però lei sembra bocciare un’esperienza, quella del Bonifazi bis, che fu lei stesso a sostenere...
«Nessuna valutazione, né positiva né negativa, sulle amministrazioni passate. Penso che con l’amministrazione Bonifazi si sia conclusa una fase della storia politica: il governo della città fondato sull’ideologia. Già il semplice fatto che quella di Antonfrancesco sia una lista civica, la trovo una forte novità. Lo sostengono dei partiti, certo, ma il suo obiettivo è avere amministratori slegati dai partiti».
Cosa le piace di più, del “suo” candidato per il 2016?
«La visione comune della Maremma come una terra aperta. La sua famiglia è di quelle che hanno colonizzato questa terra, e proprio per questo Antonfrancesco è aperto anche a possibili nuove colonizzazioni, all’arrivo di nuove genti, a una società dinamica».
E come crede che il candidato del centrodestra possa coniugare tutto questo con le visioni assai diverse di molti dei partiti che lo sostengono?
«Sono problemi differenti. Quando si amministra una città si deve avere un atteggiamento diverso da quello nazionale. E qui vedo il grande valore di una lista civica come quella di Antonfrancesco. Lo Stato deve affrontare il problema dei migranti, anche in uno scenario internazionale. Un sindaco invece deve affrontare il problema di avere una città dinamica, viva, capace di usare la sua identità come strumento di modernizzazione. L’identità di Grosseto è proprio quella basata sull’accoglienza: rifiutare l’accoglienza è rifiutare la propria identità. Qui tutti siamo venuti da un altro luogo, la lista delle famiglie “forestiere” è lunghissima, dal ‘700 è una città rifondata. Il dramma si è consumato quando non siamo più riusciti a far capire alle nuove persone in arrivo che entravano a far parte di una società. Questo trovo sia stato il grande errore delle amministrazioni passate e questo credo invece possa essere il risultato che otterrà Antonfrancesco. Lo può fare, perché è nella sua storia».
Ma lei che ha condotto una delle più tenaci battaglie personali per il riconoscimento del matrimonio omosessuale, non prova un po’ di disagio a sostenere un fronte dove le unioni civili non sono proprio al centro dell’agenda?
«Intanto precisiamo: con Vivarelli colonna non arriva un governo di centrodestra, ma un progetto civico sostenuto dal centrodestra. Non credo poi che i governi locali abbiano alcun potere su vicende come queste e se devo dirla tutta la giunta passata, per quanto le è stato possibile, ha fatto opposizione alla trascrizione. Tra l’altro mi pare che il candidato dei vertici pd, oggi, sia un avvocato della Sacra Rota...»
Pensa a un impegno istituzionale diretto, se Vivarelli Colonna vincesse?
«Perché no. Se qualcosa mi verrà chiesto, io sono a disposizione. Esattamente come, se non avessi avuto impegni professionali pressanti e una vita privata così piena, non mi sarebbe per niente dispiaciuto anche accettare una candidatura a sindaco. E penso che avrei potuto dare, proprio come potrà darlo Antofrancesco, un grande contributo alla modernizzazione di questa città. Insomma, se posso fare una battuta: voto Antofrancessco sindaco solo perché il sindaco non lo posso fare io».
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