Il Tirreno

Grosseto

Poeti lascia il carcere da uomo libero

di Francesca Gori
Poeti lascia il carcere da uomo libero

Il giudice non ha convalidato il fermo: non c’è pericolo di fuga

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GROSSETO. L’ordinanza del giudice per le indagini preliminari Marco Bilisari è arrivata. Alle 12,33 di ieri il gip ha sciolto le riserve: i ladri restano in carcere, Bruno Poeti invece è uscito da uomo libero. Senza alcun vincolo, tranne quello di essere indagato per il non lieve reato di tentato omicidio.

Un’ordinanza che, pur senza alcun collegamento tra la stanza del giudice e le chiacchiere nei bar o sui social network, va nella stessa direzione con i “cattivi” in carcere e l’uomo che ha difeso la sua proprietà finalmente a casa. Il suo fermo, richiesto dal sostituto procuratore Giuseppe Coniglio non è stato convalidato. I quattro romeni che invece erano entrati nel suo terreno ed erano riusciti, nonostante il colpo di pistola esploso dal sessantaquattrenne che aveva centrato uno di loro alla schiena, a portargli la via la Punto che aveva parcheggiato dietro la sua abitazione, sono rimasti in carcere.

Due reati diversi, due decisioni differenti: nei confronti di Bruno Poeti resta in piedi l’accusa di tentato omicidio. E il gip Bilisari sottolinea, nelle dieci pagine dell’ordinanza che i gravi indizi di colpevolezza nei suoi confronti ci sono tutti. «Il giudice ha escluso il dolo - spiega l’avvocato Adriano Galli, che difende Poeti - Il mio cliente è uscito di casa senza nemmeno indossare gli occhiali da vista, ha sparato un colpo in basso ed era buio». Circostanze queste che sono state tenute in considerazione dal gip, insieme a quella della mancanza del pericolo di fuga. «Poeti ha collaborato con gli uomini della squadra mobile che stanno svolgendo le indagini - aggiunge l’avvocato Galli - e ha fornito tutti gli elementi utili per ricostruire quello che è successo la mattina dell’8 febbraio».

L’ex agente di pubblica sicurezza che ha lasciato la stradale alla fine degli anni ’70, ieri, una volta uscito dal carcere si è incontrato con il suo legale. Braccato dalle televisioni e dai giornalisti arrivati da mezz’Italia, non è andato al podere di via del Querciolo e nemmeno a casa dell’anziana madre, in città. È stato qualche ora fuori con gli amici prima di tornare a casa. «È stremato e provato da questi tre giorni di carcere - dice ancora il suo avvocato - e ha bisogno di riposarsi. Anche perché da oggi dovremo cominciare a lavorare in vista del processo». La Procura infatti ha conferito l’incarico per la consulenza medico legale al dottor Roberto Martini mentre Poeti ha deciso di affidarsi a Matteo Benvenuti, il direttore del dipartimento di Anatomia patologica dell’Università di Siena. I consulenti dovranno stabilire dove esattamente il proiettile abbia colpito Ion Nicolai Farcas, il trentottenne raggiunto dal colpo di pistola sparato da Poeti. I medici dell’ospedale di Grosseto non hanno avuto la possibilità di sciogliere uno dei nodi cruciali di tutta questa vicenda: ovvero se il ladro sia stato colpito davanti oppure alle spalle, come ha specificato lui stesso al pm Coniglio prima e al gip Bilisari poi. L’uomo era stato lasciato da uno dei suoi complici su una sedia a rotelle del pronto soccorso con un buco all’addome. Era stato lui a scavalcare il cancello e a vedere la Fiat Punto con le chiavi nel cruscotto.

«Non ero intenzionato a sparare contro di loro - ha detto Poeti al giudice - Volevo fare loro paura per mandarli via».

Quello che il giudice non ha ritenuto di valutare a favore di Poeti, indagato con l’accusa di tentato omicidio, è la sussistenza della legittima difesa. «Farcas - scrive il gip nell’ordinanza - risulterebbe colpito alle spalle quando tentava di recuperare la refurtiva posizionata in prossimità del cancello di accesso al terreno del Poeti; dunque non ci sarebbe stato alcun tentativo di aggressione nei confronti del proprietario, né alcun avvicinamento tale da essere erroneamente interpretato come una possibile azione offensiva verso di lui».

Bruno Poeti, a Grosseto e nel resto della Maremma conosciuto anche con il nome di mago Onurb per la sua attività di cartomante e per la sua passione per le arti magiche, non avrebbe nemmeno potuto tenere quella 7,65 che è stata utilizzata per sparare ai ladri in quel podere. Doveva essere nella sua casa di Grosseto, insieme all’altra pistola e ai due fucili da caccia.

Ieri, una volta uscito da via Saffi, è stata sua moglie Doina a ringraziare, sul suo profilo facebook tutti gli amici e le persone che hanno dimostrato a Poeti tutta la loro solidarietà.

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