Attenzione
Paziente deceduta Medici prosciolti su richiesta del pm
GROSSETO. Lo stesso pubblico ministero Laura D'Amelio, lette le conclusioni degli specialisti di medicina legale investiti del caso, aveva chiesto che non si procedesse oltre. E il giudice dell'udien...
GROSSETO. Lo stesso pubblico ministero Laura D'Amelio, lette le conclusioni degli specialisti di medicina legale investiti del caso, aveva chiesto che non si procedesse oltre. E il giudice dell'udienza preliminare Valeria Montesarchio ha accolto la richiesta, chiudendo il procedimento per omicidio colposo a carico di quattro medici dell'ospedale Misericordia con un non luogo a procedere.
Un caso che era avvenuto il 5 settembre 2009, al pronto soccorso, per il quale erano stati indagati Angela Parbuono, Roberto Nucciotti, Massimo Setti e Rossella Marsini. Al centro degli accertamenti c'era la morte di Antonietta Fatarella, 82 anni. Era stata ricoverata una prima volta il 3 settembre 2009, era stata dimessa la mattina del 5 seguente, alle 17 era stata di nuovo ricoverata e poi alle 19.30 di quello stesso giorno era morta per una tromboembolia polmonare.
L'accusa si focalizzava sul comportamento dei sanitari al primo ricovero. Un comportamento ritenuto però corretto sia dal consulente del pubblico ministero (dottor Francesco Corradi, Careggi), sia da quello della difesa (professor Giancarlo Berni, Firenze), sia da quello nominato dal giudice (professor Vittorio Fineschi, Sapienza - è il medico legale che tra l’altro si è recentemente occupato dell'autopsia su Giulio Regeni, trovato morto a Il Cairo). O comunque un comportamento privo di rilievi dal punto di vista penale.
Scrive Fineschi nelle sue conclusioni: «Non si può assumere con ragionevole certezza, oltre ogni ragionevole dubbio, che una terapia anticoagulante correttamente impostata al momento del primo ricovero ospedaliero dal 3 al 5 settembre 2009 avrebbe evitato una recidiva, tantomeno il decesso». Scrive Berni: «Il tipo di embolia polmonare che ha portato a morte la signora Fatarella non poteva essere prevenuto con trattamento eparinico».
Sentito in aula dal giudice, Fineschi si è detto «perfettamente d'accordo» con Berni e ha ribadito l'insussistenza del nesso causale. Considerazioni ribadite all'udienza dall'avvocato Luciano Giorgi, che ha assistito i quattro medici.
(p.s.)
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