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omicidio colposo/1

Dimesso e poi morto Due sanitari rinviati a giudizio

GROSSETO. Sarà il dibattimento a stabilire le eventuali responsabilità dei medici Vincenzo Groccia e Andrea Capezzuoli nella morte di un paziente, avvenuta dopo le dimissioni dall'ospedale. Lo ha...

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GROSSETO. Sarà il dibattimento a stabilire le eventuali responsabilità dei medici Vincenzo Groccia e Andrea Capezzuoli nella morte di un paziente, avvenuta dopo le dimissioni dall'ospedale.

Lo ha stabilito il giudice dell'udienza preliminare Valeria Montesarchio, che su richiesta del sostituto procuratore Laura D'Amelio ha rinviato a giudizio i due sanitari per l'udienza del 7 giugno che si terrà davanti al giudice Andrea Stramenga. Omicidio colposo in cooperazione l'accusa, per il decesso di Luca Bocci, un senese di 50 anni che nell'agosto 2012 era in vacanza a Follonica. Si era sentito male, era andato al primo soccorso di Follonica, era stato trasferito a Grosseto, era stato visitato e dimesso. Il giorno successivo, il 31 agosto, alle 7 si era di nuovo sentito male, a casa: nemmeno l'intervento immediato del 118 lo aveva potuto strappare alla morte. Questa la ricostruzione degli eventi. Ai sanitari viene imputata in sostanza una dimissione non dovuta, con l’unica prescrizione di eseguire, senza fretta, un esame ecocardiografico di controllo, omettendo di eseguire esami ulteriori e di formulare ipotesi alternative, come la dissecazione della aorta.

Capezzuoli, assistito dall'avvocato Luciano Giorgi, era in servizio al pronto soccorso del Misericordia fino alle 14 di quel 30 agosto. Aveva visitato Bocci e alle 13.01 aveva compilato la cartella clinica, registrando il dolore toracico dichiarato dal paziente; aveva eseguito altri accertamenti, tra cui l'invio del paziente in radiologia. Aveva poi lasciato ai colleghi il paziente, dimesso più tardi, alle 20.52: alle dimissioni Bocci non aveva sintomi e il dolore toracico era cessato, gli esami non indirizzavano altrove. Secondo il consulente dell'accusa, il professor Di Paolo, «le prime fasi assistenziali sono state comprensibilmente e correttamente destinate a indagare il primo sospetto diagnostico di infarto del miocardio». Analoghe considerazioni sono state svolte in difesa di Groccia, per quanto riguarda le condotte a lui contestate, dall'avvocato Federica Pileci.

All'udienza c'erano l'avvocato Andrea Mori che tutela la vedova Patrizia Bruttini e i due figli, mentre un altro figlio è assistito dall'avvocato Cecilia Collini.

Pierluigi Sposato

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