Il dolore
«Basta coi dirigenti che girano tra le correnti per la poltrona»
GROSSETO. Yuri Barontini è stato un renziano pioniere, insieme a Marco Simiani. Oggi, in un Pd dove i diritti di primogenitura – come giusto – sono passati in secondo piano, scrive al segretario una...
GROSSETO. Yuri Barontini è stato un renziano pioniere, insieme a Marco Simiani. Oggi, in un Pd dove i diritti di primogenitura – come giusto – sono passati in secondo piano, scrive al segretario una lunga lettera accorata e costruttiva, che pubblichiamo in alcuni stralci.
«Le diverse incarnazioni locali del Pd – attacca Barontini, dirigente di Massa Marittima – stanno mettendo in imbarazzo molti di noi militanti, elettori, simpatizzanti, come pure stanno mettendo a rischio le elezioni grossetane. A livello locale mi pare evidente che il verso non è cambiato. Ci sono, infatti, realtà in cui l’effetto Renzi non si è manifestato e ci sono altre realtà in cui si è manifestato per finta, cioè ci si è limitati a far cambiare la casacca ai soliti noti. Siamo arrivati al paradosso per cui c’è un partito “centrale” in cui si avverte un forte cambiamento e un partito “periferico” dove la situazione sta peggiorando».
Barontini va a dritto su Simiani: «Diversamente da altri che, pur pensandola come me, stanno in silenzio, sono pienamente convinto che le cose vadano dette fino in fondo. Credo, per esempio, che sia stato un grande errore quello di voler essere il segretario a ogni costo, per ambizione personale. Per farlo sei sceso a molti compromessi, ma i compromessi al ribasso non rendono mai liberi. Lo si vede bene; infatti oggi sei diventato ostaggio di alcuni notabili e hai perso definitivamente il senso di un identità collettiva che ci aveva visti uniti in un grande progetto di cambiamento. E allora, visto che, per vari motivi, in molte realtà grossetane il cambio di verso non è avvenuto, c’è il rischio vero che molti di noi decidano di cambiare strada».
Barontini chiede al Pd e a Simiani di smetterla di parlare soltanto di nomi e di poltrone e di cominciare a discutere sui contenuti. Partendo dal gruppo dirigente. «Francamente – prosegue – non ne possiamo più di vedere dirigenti che pur di non perdere la poltrona passano da una corrente all’altra senza il minimo ritegno. Troppo spesso usiamo la base con la sola funzione di bacino elettorale a cui chiedere voti al momento del bisogno per poi lasciarla nel dimenticatoio. È impensabile che chi viene eletto non prenda in considerazione le opinioni degli iscritti o di chi lo ha eletto».
Infine Barontini insiste sulla meritocrazia. «In termini politici la meritocrazia viene spesso confusa con quello che dovrebbe essere il termine opposto, almeno nella semantica italiana: l’arrivismo. Quante volte abbiamo visto dirigenti che si sono spacciati per finti meritevoli e che invece, tutti lo sanno, ricoprono quel determinato ruolo solo perché hanno appoggiato un capo corrente piuttosto che un altro. Quindi se a Grosseto le elezioni le vogliamo vincere è utile e necessario farsi un esame di coscienza». (g.b.)
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