La manifestazione
Antonio, signore (e amico) degli spinoni
Per gli allevatori è “il montanaro”, ma Innocenti, 80 anni di Montegiovi, con i suoi cani ha conquistato mezzo mondo
CASTEL DEL PIANO. La passione di tutta la vita in un cane particolare, quello che, unico, ha lo sguardo umano. Un animale riflessivo e intelligente, riservato e fedele. Lo spinone. Antonio Innocenti, un ottantenne di Montegiovi, frazione di Castel del Piano, racchiude tutta la sua vita fra due nomi: Dera, il suo primo spinone femmina, e Toby, il suo ultimo amico, quello che adesso non gareggia più e gli tiene compagnia.
Una vita non di routine, punteggiata da riconoscimenti, premi, coppe. Perché Antonio, coi suoi cani, ha vinto tutto quanto era possibile vincere. E lo ha fatto in tutto il mondo. Dall’Europa in America.
Una storia struggente ed emozionante che lui stesso racconta una mattina, al bar del distributore di benzina dove ama fare un po’ di chiacchiere e prendere il caffè. Mostra l’olio di sua produzione, un extravergine della valle dell’Ente e racconta frammenti della sua vita di appassionato di spinoni, con cui partecipava a gare, esposizioni e prove di lavoro.
I colleghi che lo incontravano ai campionati, lo chiamavano “il montanaro”. Lui arrivava dal Monte Amiata sulla sua Topolino grigia, con i cani appresso nel sedile posteriore («oggi ti arresterebbero», chiosa), un tascapane con un uovo sodo e pane per colazione.
«Ma portavo il nome dell’Amiata nel mondo – racconta – e questo grazie ai miei cani, tutti campioni, invidiato dagli allevatori di grido che però venivano da me a condividere quelle uova sode. L’Europa l’ho girata in lungo e in largo sempre a bordo della mia Topolino e altri esemplari di spinoni li mandavo in America a partecipare alle gare. Fino a là non ci sono mai stato».
Innocenti cominciò da ragazzo ad avere la passione per i cani: il primo fu un cane lupo che aveva addestrato a comprare le sigarette. «Gli mettevo un ventino in bocca – racconta – e lui tornava col pacchetto. Poi, dopo i miei sedici anni, acquistai un setter e con quello vinsi il primo campionato italiano. Lo cambiai con Dera, il mio primo spinone femmina. E con lei vinsi e rivinsi. Era stato amore a prima vista. Cominciai ad allevare spinoni e feci le cucciolate. Ed ecco Febo».
A nominare Febo, ad Antonio gli si illuminano gli occhi: «Febo del Monte Amiata – rammenta – fu esportato in Inghilterra per fare il riproduttore. Da lui sono nati più di 60 campioni», ricorda emozionato. Febo gli ha dato tanta soddisfazione da non rinunciare al suo nome per nulla al mondo. E così Antonio ha avuto un Febo I, II, III fino a Febo VI, che hanno costellato la sua vita di amore e di riconoscimenti con molti altri spinoni che hanno avuto tutti i nomi accompagnati dall’indicazione di provenienza, quasi un Igp: del Monte Amiata.
Febo, Dacia, Briciola, Drina, Arianna, Fanny. «Tutti campioni assoluti e ognuno con un nome e un cognome. E il cognome è sempre stato “del Monte Amiata”. Ho avuto questa presunzione – racconta Antonio – di andare a presentare nel mondo un territorio, quello della mia montagna». L’ultima esposizione a cui Innocenti ha partecipato è stata quella del 2012 a Principina a Mare. «Intanto cerco di passare il testimone», spiega Innocenti indicando un giovane che lo accompagna. «Questo è Marco Nelli – dice – fa l’addestratore di tutte le razze da penna e conduce in prova gli spinoni. Gli ho insegnato tutto quel che potevo. Gli passo la mano».
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