Il Tirreno

Grosseto

«Oddio mi ha sparato» Il racconto di Farcas

di Francesca Gori
«Oddio mi ha sparato» Il racconto di Farcas

Bruno Poeti e i 3 romeni restano in carcere, oggi la decisione

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GROSSETO. Sdraiato nel suo letto d’ospedale, con tre bypass inseriti in 60 centimetri di intestino, Ion Nicolai Farcas ha risposto ieri mattina alle domande del giudice per le indagini preliminari Marco Bilisari. Nella camera del reparto di Chirurgia dove è tuttora ricoverato dopo quel colpo di pistola che lo ha attraversato da parte a parte c’erano anche il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio e l’avvocato Riccardo Lottini. È stato lui prima e i suoi complici dopo, durante l’udienza di convalida del fermo che si è tenuta nel carcere di via Saffi, a raccontare quello che è successo al podere di via del Querciolo, dove Bruno Poeti ha premuto il grilletto.

Il giudice si è riservato la decisione, che verrà presa solo oggi. Poeti, ex agente di pubblica sicurezza è rimasto un’altra notte in carcere. Così come Petru Buraciuc, 32 anni, Florin Ionut Ciorcan, 22 anni e Arhip Luti, 40 anni, sentiti anche loro dal gip Bilisari ieri mattina a Grosseto e poi di nuovo trasferiti al carcere di Sollicciano.

Stavano scappando, quando Poeti ha esploso il colpo che ha ferito Farcas. Erano a piedi, accanto alla sua auto messa in moto per fuggire. I romeni erano stati a rubare in alcuni poderi vicini: nei borsoni avevano alcune bottiglie di alcolici, un paio di scarpe e qualche attrezzo agricolo. Quando sono arrivati all’altezza del Pizzetti sono finiti fuori strada e da lì sono andati fino a via Aurelia sud, dove erano ospiti da alcuni parenti a piedi. Senza rendersi conto che Farcas era stato colpito da un proiettile, nonostante l’uomo avesse urlato: «Oddio, mi hanno sparato». Credevano forse che non fosse grave e lo hanno portato a casa: la sua camicia era sporca di sangue e dopo un po’ ha perso i sensi. Da lì la corsa all’ospedale e poi l’intervento.

I quattro romeni, difesi dall’avvocato Lottini, sono operai agricoli arrivati a Grosseto per lavorare nei campi: avrebbero cominciato tra qualche giorno.

Anche Poeti ieri ha parlato con il giudice per le indagini preliminari. Confermando quello che aveva già raccontato al sostituto procuratore. Non stava bene, l’ex agente, provato da due notti passate nel carcere di via Saffi.

Il pm ha chiesto la convalida del fermo e l’applicazione degli arresti domiciliari, mentre il suo difensore, Adriano galli, ha chiesto che Poeti venisse lasciato libero.

«È ingiusto, oltre che illegittimo, che Poeti sia sottoposto a fermo e che sia stato lasciato in carcere - dice l’avvocato galli - anche in considerazione delle sue condizioni di salute, prontamente documentate, e della stabile dimora che ha anche a Grosseto. Non ritengo legittimo nei suoi confronti l’applicazione di una misura cautelare in quanto non sussistono esigenze da garantire. I fatti, ancora in corso di accertamento, hanno già fornito elementi che dimostrano la fondatezza delle sue ragioni».

Soltanto oggi quindi, si conoscerà la sorte di Poeti e dei quattro romeni che erano entrati nel suo podere per rubare quella Fiat Punto azzurra parcheggiata dietro la casa dove l’uomo vive con la moglie Doina.

È stata lei ieri su Facebook a ringraziare tutti gli amici del sessantaquattrenne e a esprimere preoccupazione per lo stato di salute dell’ex agente della stradale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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