Il dolore
Differenziata al palo, il caso in consiglio
A un anno e mezzo dalla richiesta di una discussione aperta, le associazioni ambientaliste escono a bocca asciutta
GROSSETO. Che la raccolta differenziata sia al palo in provincia di Grosseto, dove di fatto non viene rispettata la legge che la vuole al 65 per cento quest’anno (siamo al 38 per cento), si sa. E che la tariffa sia la più alta del centro nord Italia, anche questo è noto. Nessuna novità, dunque, in tema di rifiuti, ieri in consiglio comunale a Grosseto. La novità è, semmai, che dopo un anno e mezzo l’argomento approda per la prima volta in un consiglio comunale aperto. Per la prima volta cittadini esterni al consiglio – attivisti del M5s e rappresentanti di associazioni ambientaliste – hanno potuto dire agli interlocutori istituzionali tutti i loro dubbi sul sistema. Un lungo faccia a faccia di quattro ore, dal quale però le associazioni sono uscite «amareggiate e deluse» per le risposte non date.
Era la primavera del 2014 quando il M5s chiese un consiglio aperto. Ieri la seduta si è potuta tenere, seppur sul fil di lana vista la risicatissima presenza dei consiglieri. Hanno disertato soprattutto gli esponenti della maggioranza pd, un dato politico che non è sfuggito ai presenti. Alla fine però il numero legale (17 consiglieri) è stato garantito e la discussione ha avuto inizio.
Hanno preso la parola i nove ospiti, invitati dal M5s e da Sel (articolo in basso). Gli animi si sono però scaldati soprattutto per gli interventi di Roberto Barocci del Forum Ambientalista, Andrea Corti, direttore dell’Ato, Eros Organni, ad di Sei, degli assessori Giancarlo Tei e Arsenio Carosi e di Cristina Citerni (Sel).
Roberto Barocci ha portato all’attenzione del consiglio quelli che ha definito «errori di carattere apparentemente tecnico che, però, non corretti nel tempo lasciano molti dubbi». Il primo è la valutazione errata, fatta nel 2002 e inserita nel piano provinciale dei rifiuti, che la produzione dei rifiuti sarebbe aumentata del 5% all’anno per dieci anni. «Un errore che nel 2013 si ripete in maniera inspiegabile, quando ormai da sette anni c’era un calo della produzione dei rifiuti», dice Barocci. Sulla base di questa valutazione i 28 Comuni hanno stipulato con la società Futura, che gestisce le Strillaie, una convenzione che prevede che ogni anno, fino al 2040, vengano conferite almeno 91.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati, altrimenti scattano pesanti penali a carico dei cittadini. «Ma non c’è un obiettivo di legge che prevede la differenziata al 65%? – chiede Barocci. – Aver fatto una convenzione che nega gli obiettivi di legge è legittimo? O si può annullare?». Barocci non fa mistero: il freno alla differenziata e la convenzione capestro che lega i comuni alla produzione di indifferenziata servirebbe a garantire rifiuti da incenerire all’impianto scarlinese.
A Barocci ha risposto l’assessore Giancarlo Tei, che ha allontanato lo spettro delle penali, almeno per quest’anno. «Per garantire il margine di sicurezza della tariffa non dobbiamo portare sono indifferenziato ma anche umido», ha spiegato. Quanto alla mancata estensione della differenziata a tutto il comune, Tei la imputa ai «tre anni di fermo a causa della gara». Oggi l’obiettivo del Comune è spingere sul solo organico, che può essere trattato alle Strillaie. «E chiederemo a Sei e Ato un progetto per spingere per l’organico – dice Tei – So che loro storcono la bocca, ma lo faremo». Tei ha sottolineato l’impegno del Comune nella differenziata ricordando lo sconto dell’8% a chi ha il porta a porta, i 15.501 conferimenti diretti alla piattaforma ecologia di via Zaffiro.
Secondo il collega di giunta Arsenio Carosi bisogna aspettare che sia il mondo imprenditoriale a investire negli impianti di recupero di materia. Una posizione contestata da Barocci: «Quale imprenditore potrebbe investire quando tutte le scelte e gli errori commessi in questi anni dalle amministrazioni pubbliche locali sono andate solo a favorire gli interessi dell’incenerimento», ha scritto in una nota divulgata ieri pomeriggio.
Dal canto suo Andrea Corti ha ribadito che il ritardo nella diffusione della raccolta differenziata è stato provocato dall’impasse della gara. Quanto al problema, più volte sollevato dai piccoli comuni, di non avere abbastanza peso all’interno dell’Ato e di non poter partecipare alle decisioni, Corti ha annunciato l’ipotesi di una modifica statutaria per prevedere un consiglio di amministrazione per ciascuna delle 17 aree in cui è stato suddiviso l’Ato. Sul rischio penali, Corti ha rassicurato che «non esiste un principio di garanzia nel flusso dei rifiuti» e, anzi, ha detto che in estate, con l’arrivo dei turisti, «il problema è semmai l’opposto». Tuttavia alla domanda di Barocci su cosa succederà quando si raggiungerà il 65 per cento di raccolta differenziata, la risposta, in sostanza, non è arrivata. «Gli effetti economici non possono modificare le previsioni della legge», ha risposto Corti. Infine ha posto un problema nuovo sulla vendita del compost prodotto alle Strillaie: «Non si trova dove piazzarlo, nessuno lo vuole». Affermazione che ha lasciato sgomente le associazioni.
Infine Eros Organni, amministratore delegato di Sei Toscana, ha parlato della necessità di creare sistemi imprenditoriali fondati sugli impianti, ha fissato come obiettivo per il 2020 una differenziata al 70 per cento, ha portato a galla due limiti strutturali nella vendita delle materie prime seconde (la presenza dei consorzi, che pagano tramite contributi, e il fatto che il gestore è chiamato a raccogliere anche materie che hanno un disvalore) e ha sottolineato come in un anno di gestione abbia ridotto i costi di 4,5 milioni di euro.
Un’affermazione, quest’ultima, che ha suscitato la perplessità del consigliere comunale Luigi Colomba di Buongoverno: «In questo comune il costo dei rifiuti negli ultimi 8 anni è cresciuto da 12 milioni a 21 milioni, nonostante un calo di rifiuti. Cosa ha fatto Sei?».
«I cittadini percepiscono una gestione dei rifiuti che, a fronte di costi crescenti, è di qualità decrescente – ha detto Cristina Citerni di Sel – Non si può dire che i cittadini abbiano capito male. Sono stanca di questa autoreferenzialità. È il momento che la politica decida: cosa vuole per questa città? Cerchiamo di farla subito questa differenziata: ce lo chiede la legge».
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