Sicurezza
Aveva sorpreso il ladro in cucina Spavento, strattoni e calci
GROSSETO. «Era entrato in casa mia mentre io ero al computer. Stavo partendo per Pisa e stavo verificando la strada da seguire. Mi ero resa conto che era tardi, mi ero alzata di scatto ed ero andata...
GROSSETO. «Era entrato in casa mia mentre io ero al computer. Stavo partendo per Pisa e stavo verificando la strada da seguire. Mi ero resa conto che era tardi, mi ero alzata di scatto ed ero andata in cucina. Lì ho trovato quest'uomo».
Spavento e colluttazione il 30 dicembre 2014 all'interno di un'abitazione di via Caracciolo. Una tentata rapina per la quale è sotto processo una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine e degli uffici giudiziari, Teodoro Giarnieri, 49 anni, romano ma da anni in Maremma. All'epoca arrestato in flagranza, è tornato in libertà. Adesso si sta celebrando il processo.
Davanti al collegio (Puliatti presidente, De Vincenzi e Muscogiuri) parla la vittima di quell'episodio, avvenuto nel primo pomeriggio. Combinazione aveva voluto che quel giorno la donna, oggi 52enne, fosse appena tornata dalla pensione dove aveva lasciato i due grossi cani che abitualmente vivono con lei, come ha raccontato essa stessa. «L'uomo era in cucina, era entrato dopo aver aperto il cancello e la porta di casa. C'erano le mie cose sul tavolo, perché dovevo partire. Quando lo vidi avevo gridato. E quando avevo visto che era vicino a forchette e coltelli sul lavello, ebbi paura che lui le potesse prendere. Invece mi dette addosso le borse e io lo presi a calci. Mi prese la pochette con i documenti dei cani e io lo rincorsi per la casa, riuscendo a riprenderla».
La donna va avanti e racconta che nella colluttazione aveva preso l'uomo per la maglia e l'aveva strappata. «Sì, credo di aver strappato anche un laccio portachiavi che l'uomo portava al collo», risponde a una domanda specifica. Le viene mostrato in foto dal pm Maria Navarro e la testimone lo riconosce. «Credo che fosse di colore verde», aggiunge poco dopo. Ci fu un ritorno di fiamma: la colluttazione si svolse anche nel giardino antistante l'abitazione e qui la donna aveva definitivamente recuperato la pochette che l'uomo aveva ripreso.
Al difensore Alessandro D'Amato, che chiede dettagli, la donna ricostruisce di nuovo alcuni particolari. «Mi ricordo che gridava "il cellulare, il cellulare" ma cosa intendesse non lo so. Forse voleva dirmi di non chiamare i carabinieri o pensava che io avessi il suo cellulare in mano». Non ci fu effrazione: il cancello si apriva con premendo semplicemente un pulsante e nulla di manomesso era stato trovato nel corso del sopralluogo.
L'allarme fu dato una vicina e i carabinieri del radiomobile intervennero in pochissimo tempo. La pattuglia fermò Giarnieri in via Bassi, poco distante: «Si nascondeva dietro una casa», ha detto uno dei componenti della pattuglia, anche lui sentito come testimone. La perquisizione dette esito negativo: l’uomo addosso non aveva nulla. Intervenne anche il 118 per le lesioni riportate dalla donna. La quale, in caserma, riconobbe nell'uomo dalla maglietta strappata di colore rosso la persona fermata dall'Arma.
Ieri avrebbe dovuto essere presente in aula anche la vicina che aveva dato l’allarme telefonando ai carabinieri. Ma, pur se regolarmente citata, non si è presentata in aula. Le parti sono rimaste d’accordo per sentirla alla prossima udienza, a giugno. In quella circostanza sarà sentito anche lo stesso Giarnieri: il difensore ha anticipato che l’imputato ha manifestato l’intenzione di farsi interrogare. In quella udienza il processo potrebbe anche terminare: il presidente ha rappresentato la possibilità che accusa e difesa presentino le proprie conclusioni.
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