Gioco
Paiolo vietato, chiude la storica festa
Le nuove norme impongono che la “pulenda” sia preparata in cucina: Cinigiano deve dire addio alla Notte dei Rivolti
CINIGIANO. Addio alla festa dei Rivolti di Cinigiano e a tutte le altre feste tradizionali. Assomiglia molto al tono di un annuncio mortuario, quello della Pro loco cinigianese che annuncia «con molto dispiacere» che la tradizionale Notte dei Rivolti in programma per oggi non si svolgerà.
L’Asl, organo sanitario competente, ha rilasciato un parere subordinato all’adeguamento alle vigenti norme igieniche sanitarie che di fatto impedisce, come invece sempre è stato, di preparare sopra il più classico dei fuochi la “pulenda” al paiolo e i famosi “rivolti”.
La normativa, infatti, impone una cucina attrezzata e decreta così la fine ufficiale di tutte le feste popolari tradizionali in cui si cucina all’aperto utilizzando paioli, padelle, padelloni e bracieri.
E così, anche la Notte dei Rivolti, che suscitato anche l’interesse della stampa internazionale – National Geographic le ha dedicato un servizio – chiude bottega.
L’annuncio arriva da Massimo Fabiani, presidente della Pro loco cinigianese. «Credo che sia doveroso per le istituzioni porre una precisa attenzione a quanto sta accadendo prima che il danno diventi irreparabile – dice Fabiani amaramente – Con la burocrazia asfissiante si distrugge un patrimonio dal valore inestimabile».
Fabiani non contesta che le norme abbiano lo scopo di migliorare igiene e sicurezza, «ma prima di tutto – dice il presidente della Pro loco – occorre il buon senso, di cui oggi abbiamo celebrato il funerale. Per organizzare una bruschettata in piazza, alcuni anni fa bastava un falò, un po’ d’olio, magari regalato, del pane “crogiato” e qualche minuto per organizzarsi. Oggi solo di tempo per preparare richieste, contro richieste, autorizzazioni sanitarie, piano di autocontrollo e attendere risposte, passano minimo una paio di settimane. Poi non dimentichiamo la formazione ufficiale del personale addetto alla preparazione e alla somministrazione in luoghi idonei».
Oltre a tutte le pratiche burocratiche, le associazioni devono anche sostenere dei costi. «Ci sono quelli per la formazione e le strutture – dice Fabiani – c’è poi il bollettino Asl, la Siae se c’è musica, il versamento dell’Iva, la tassa sul suolo pubblico, dove non concesso gratuitamente dal Comune. Insomma: se un tempo univi l’utile al dilettevole, organizzavi un ritrovo conviviale e magari mettevi in tasca qualche euro per organizzare qualche cos’altro, oggi, specialmente nei piccoli paesi come i nostri, anche questa forma di sostentamento è svanita. Anzi finirà anche la bruschettata, perché se fai “il conto della serva” un bruschetta andrebbe fatta pagare più di una bistecca».
Neppure il “generale inverno” che sconfisse Napoleone, era mai riuscito a far saltare la festa. C’è riuscita la burocrazia. Per il mercoledì delle ceneri non rimane quindi che lanciare un invito: «Unitevi a “veglia” nelle case o nei ristoranti e godetevi qualche rivolto – dice Fabiani – Per la “benedizione del maiale a baccalà”, se non vi ricordate la parte recitata, spruzzate semplicemente del vino su salsicce e porchetta e per quest’anno può essere valida».
Fabiani allude al rito del mercoledì delle ceneri, che a Cinigiano da secoli diventa una sorta di coda del Carnevale, quando dopo aver mangiato i rivolti (pietanza povera ottenuta con acqua e farina) si battezzava il maiale facendolo diventare baccalà. La quaresima era salva.
«Ora facciamo digiuno davvero – chiude Fabiani – e per la penitenza ci ha pensato la legge».
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