Sicurezza
«Ergastolo per Bilella Ha ucciso Francesca e ha raccontato bugie»
La Procura chiede il massimo della pena per tutti i reati e inoltre l’isolamento diurno per una durata di sei mesi
GROSSETO. La Procura chiede l'ergastolo per Antonino Bilella, l'agricoltore siciliano settantenne imputato davanti alla Corte di assise per l'omicidio di Francesca Benetti, proprietaria di Villa Adua a Potassa di Gavorrano dove l'uomo lavorava in forza di un contratto di affitto. Un omicidio che sarebbe avvenuto il 4 novembre 2013 e che sarebbe stato accompagnato dall'occultamento del corpo dell'ex insegnante di educazione fisica. L'accusa ritiene colpevole Bilella anche dei reati di stalking e di violenza sessuale (palpeggiamenti) di cui la donna sarebbe stata vittima nei mesi precedenti. Ergastolo e con l'isolamento diurno per sei mesi, vista la richiesta affermazione di colpevolezza anche per gli altri reati.
La quantificazione della pena arriva al termine della seconda parte della requisitoria, quella del sostituto procuratore Marco Nassi («basta aprire il codice», dice prima di formulare la richiesta»), dopo quella del giorno precedente del collega Salvatore Ferraro. Questi aveva ricostruito possibile dinamica, movente, elementi scientifici di prova, errori commessi dal presunto assassino. Nassi invece inizia cercando di smontare le dichiarazioni iniziali della difesa: «Processo indiziario non vuol dire che sia basato sul nulla - dice rivolgendosi soprattutto ai giudici popolari - Giudicare al di là di ogni ragionevole dubbio significa esaminare criticamente gli elementi le ipotesi alternative e trovarle prive di riscontro. E Francesca Benetti è sicuramente morta».
«Non è suicidio». Non è sequestro di persona («mai una segnalazione di avvistamento in due anni e tre mesi»). Non è allontanamento volontario («la casa era in ordine, non aveva un passaporto valido, non ha fatto prelievi di denaro, i cellulari sono rimasti a casa, non aveva un motivo per farlo; e poi sono gli uomini a scappare, non le donne»). Non è suicidio («è inverosimile, cozza con il quadro emotivo di Francesca, lo dicono i testimoni e le agende», dice aggiungendo la proiezione delle immagini di lei sorridente). Non è malore («càpita, è imprevedibile: ma dov'è il cadavere?»).
Esclusione degli ex. Il pm esclude anche le responsabilità o il coinvolgimento di altre persone. Dalla lista dei possibili sospetti, sui quali erano stati comunque svolti accertamenti da subito, Nassi depenna uno dopo l'altro l'ultimo fidanzato Aldo Scotto («era al lavoro, non aveva motivi»), il precedente Igino Corasaniti («lasciato da lei, era stato pressante inizialmente per recuperare la relazione ma dall'estate si era rassegnato e i rapporti erano continuati normalmente, lui quel giorno era comunque in Lombardia»). E infine Francesco Di Leo, portiere del condominio dove Francesca abitava quando era in Lombardia («aveva patteggiato 1 mese per quei fatti di molestie e minacce nei confronti di lei, risalenti al 2005: i tabulati ci dicono però che era lontanissimo»).
Attacco alla difesa. Il sostituto procuratore ne ha anche per i difensori di Bilella. Dopo aver definito «bugiardo» l'imputato («ridicole le risposte da lui date sulla presenza del sangue di Francesca nell'auto», «disonesto anche con i suoi avvocati»), Nassi spiega che i legali si sarebbero limitati a «gettare ombre su persone che non c'entravano nulla» (gli ex della Benetti), «sui carabinieri e anche sull'attività del pm». Il sostituto contesta tra l'altro anche le osservazioni mosse all'operato del medico legale della Procura. C’è anche un passaggio, alto e senza riferimenti diretti ai presenti (ma non passa inosservato alle orecchie degli avvocati Riccardo Lottini e Francesca Carnicelli), all’attività di Azzeccagarbugli; e uno alla frase di Andreotti «a pensare si fa male...». Quelli della difesa sarebbero stati «cavilli», ostacoli buttati sulla strada del processo: eccezioni tutte respinte, come la ricusazione della Corte di assise, il cui ricorso per Cassazione è stato ritenuto inammissibile.
La sfortuna di Bilella. L’imputato è stato anche sfortunato, secondo il pm. «Se Scotto avesse aspettato un paio di giorni e non due ore a iniziare a cercare Francesca, l’auto di Bilella non ci sarebbe più, sarebbe stata rottamata, e Francesca sarebbe stata persa per sempre».
«Come Pinocchio». Assassino e bugiardo, aggiunge Nassi: «Bilella dice di essere onesto, di essere probo: ma non è vero». E il pm per oltre un'ora parla delle bugie di Bilella, «un Pinocchio», forse patologico, forse compulsivo. Le risposte date dall'imputato nel corso delle dieci ore di esame tra dicembre e gennaio vengono ritorte contro di lui: l'esito di vecchi processi, i pomodori a novembre, gli orari mai precisi, il disinteresse dichiarato per le donne, i fiori da regalare, il rapporto di Francesca per i cani («la figlia Eleonora non ha mai detto che li odiava, da dove Bilella ha ricavato queste parole?»), i gioielli come dono, la separazione dalla moglie, i giudizi sui propri figli, la visita in spiaggia. Tutto viene preso dal magistrato per dimostrare che Bilella ha mentito spudoratamente, a ripetizione, magari contraddicendosi rispondendo alla stessa domanda, come nel caso delle cause delle ferite alla mano che avrebbero provocato il gocciolamento nella casa dove sarebbe avvenuto il delitto («tre versioni in dieci parole»). Le parole di Bilella vengono messe a confronto con quelle dei testimoni: e invariabilmente, la Procura trova la falla. Bugiardo è lui e non (come sostiene Bilella) i testimoni. «Si fa fatica a trovare elementi a discarico».
Come un agnellino. Bilella non è rispettoso dellla legge come dà a intendere: Nassi richiama la firma falsa accertata nel processo civile a Torino, il gasolio agricolo utilizzato impropriamente come poi ammesso dall’amico Lido Volpi («è un reato anche quello»). «Si presenta come un agnellino, ma non lo è».
La pena e i Simpson. «La richiesta della pena è la parte meno difficile - premette il pm - Il difficile è stato questo processo». La Procura chiede l’ergastolo per omicidio premeditato, aggiungendo la richiesta di isolamento per il concorso degli altri reati». Il massimo. «Volevo trovare una frase per concludere la requisitoria. L’ho trovata ascoltando in tv i Simpson. Dice Homer: “Bisogna essere in due per mentire, uno che mente, uno che ascolta”. Noi ci rifiutiamo di ascoltare chi mente, spero che lo facciate anche voi».
Il saluto. Bilella scuro in volto pur se preparato alla richiesta di ergastolo fa due passi nell’intervallo. Parlotta con le guardie saluta il cronista: «Buonasera signor giornalista». Ha preso appunti anche oggi, ha scosso la testa, ha mimato con le mani giunte e un eloquente “ma che c... dice” di fronte ad alcune affermazioni del pm. Quando parlerà, lo farà per contestare di nuovo le accuse. Ma per il momento deve incassare la richiesta del carcere a vita.
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