Attenzione
Appello alla memoria per capire la storia
La direttrice dell’Isgrec invita i testimoni a raccontare della fossa roccastradina: «Fu un episodio della guerra civile»
di LUCIANA ROCCHI*
La Giornata del ricordo e insieme Giornata della memoria e altre date simbolo costituiscono la costellazione del calendario civile dell’Italia attuale. Tuttavia, gli italiani non sono ancora riusciti a “fare i conti” con il proprio passato, come ha saputo fare la Germania, come da sempre fa la Francia, celebrando la sua festa nazionale il 14 luglio, data fondante dell’identità nazionale, rappresentazione del “plebiscito di tutti i giorni” che nell’Ottocento identificava la nazione.
Da qui il riaffacciarsi di recriminazioni su silenzi, strumentalizzazioni, invero sempre più rare. Così è per la Giornata del ricordo, nata da una legge del 2004, la cui applicazione ha una rilevanza locale per l’intenso impegno con cui l’Isgrec ha lavorato per trasferire qui l’esito di studi, l’eco della memorialistica e della letteratura “di confine”. È stato ormai sottratto al silenzio un tema forte, quello delle foibe e dell'esodo, della complicata storia delle popolazioni del Confine orientale tra 1943 e 1945, ma cominciata molto prima, come mostra, nell’attuale studio sulla Grande Guerra, il fenomeno della profuganza, durante il conflitto. Grazie alla collaborazione con istituti di ricerca e associazioni di profughi, soprattutto la “Società di studi fiumani” e a un vasto confronto con carte e testimonianze, è stato completato uno studio sui profughi istriano dalmati a Grosseto che attende la pubblicazione, ritarda solo dalla scarsità delle risorse. Sono invece lavori completati un libro, una mostra permanente, un documentario, che siamo stati chiamati a presentare e distribuire in molte città e hanno dato al nostro istituto un ruolo a livello nazionale nella divulgazione e nella didattica su questi temi.
Questo ci consente di prendere la parola su un argomento che ormai è stato sottratto alle diatribe sui colpevoli silenzi, che ci sono stati, sì, ma appartengono al passato. L’ultimo severo rimprovero che ci viene rivolto è aver taciuto sulla “foiba” di Roccastrada, un luogo che ha bisogno di storia. Esiste ancora una memoria divisa, una difficoltà a trovare spiegazione a eventi, pure di rilevanza nazionale. Manca uno studio sulla strage del 1921, manca uno studio sul tempo di guerra 1943-44. Non è un caso allora che esistano ancora su alcuni fatti solo memoria, memoria divisa, silenzio, che solo la severa lezione del trasferimento sul terreno della ricerca con le fonti, l’esplorazione degli archivi, la raccolta ampia di testimonianze potrà superare. Nessun episodio, se privato del suo contesto spazio temporale, può produrre “verità storica”.
È un auspicio, che si giunga per questa storia locale dove la storia generale è arrivata. Ma aver frequentato tanto a lungo la questione foibe-esodo-confine orientale almeno alcuni punti fermi ci consente di fissare. Lasciando ai naturalisti la contestazione dell’uso improprio del termine “foiba”, che si attribuisce solo alle cavità carsiche, alla domanda sulla storia del Pozzo sprofondatoio non si potrà rispondere in nessun modo collocandola nello scenario del fenomeno degli infoibamenti istri. ani e giuliani. È piuttosto un momento di quella che è stata la guerra civile del 1943-1945 in Italia, da noi per buona sorte durata solo otto mesi, meno lunga e dolorosa che a nord della Linea Gotica, non per questo priva di lutti e strascichi di rancori e memorie divise. Nemmeno appartiene alle storie del cosiddetto “il triangolo rosso” – le vendette sui fascisti dopo la Liberazione – se avremo conferma del dato cronologico: la storia del Pozzo non riguarda il dopoguerra.
Chi partecipò, negli anni Novanta, agli incontri tra storici ed esperti di didattica dell’Isgrec con insegnanti delle scuole di Roccastrada, forse ricorderà le nostre insistenti domande sul perché di questa vicenda taciuta, la richiesta di mettere su carta le memorie. Ne conserviamo ancora di scritture, ma nulla ci fu consegnato sul Pozzo, se non i: non so. Ci sono memorie, lo sappiamo, nel corso del tempo qualcosa ci è stato testimoniato, ma come trattarle al di fuori di quel contesto indispensabile? E come confrontarle con le fonti scritte?
Non è ragionevole cercare un ordine scritto, ma i documenti, se interrogati opportunamente, dicono anche altro rispetto al loro argomento. Un problema in più, nel nostro caso, è la quantità di carte dell’archivio storico del Comune distrutte o sottratte durante e dopo l’incendio del tempo di guerra.
Allora un invito: chi ha memorie, sarà il benvenuto, memorie duramente di parte o memorie distaccate. Che se ne potrà trarre? Conoscenza, comprensione di quel che sono stati a Roccastrada il fascismo e l’antifascismo, un approfondimento di una Resistenza militare e civile ampia, solo in piccola parte nota, di un inizio di post fascismo che ha ancora zone d’ombra. Magari, avvicinando vicende personali di giovani schierati su fronti opposti, capiremo le ragioni delle loro scelte.
Rimane un altro punto fermo, che un istituto custode della Costituzione non metterà mai in discussione. Tra quelle opposte scelte, pur comprendendone le circostanze di origine, pur non assolvendo in nessun caso quelle che sono state solo violenze gratuite, da qualunque parte venute, una sola era quella giusta, quella di chi si oppose al nazifascismo.
*Direttrice dell’Isgrec
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