Il Tirreno

Grosseto

Sì alla Paffetti Scontro aperto a Orbetello

di Ivana Agostini
Sì alla Paffetti Scontro aperto a Orbetello

«Candidatura perdente»: Sergio Mariotti cita sondaggi “segreti” e attacca Marco Simiani

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ORBETELLO. Il Pd dà il via libera alla ricandatura di Monica Paffetti a Orbetello, senza farla passare per le “forche caudine” delle primarie, così come la stessa sindaca uscente di Orbetello ha sempre preteso come condizione necessaria per rimettersi in pista.

Ma se la notizia viene accolta con «soddisfazione» dalla sinistra di Sel e Si (così scrive il coordinatore Alessandro Brunini, dentro il Pd orbetellano e provinciale ha invece un effetto deflagrante. E fa esplodere tutte le tensioni fin qui tenute segrete nei corridoi di partito.

Apre il fuoco Sergio Mariotti, membro della direzione e della segreteria comunale del Pd. «La candidatura Paffetti – esordisce – è decisamente debole e oltretutto ha rotto il quadro delle alleanze. La nostra responsabilità politica in questo è nulla in quanto in tutte le sedi e con tutte le nostre possibilità abbiamo ribadito che con questa soluzione andremo incontro a una sconfitta certa e bruciante». A sostegno della sua tesi Mariotti cita un sondaggio che sarebbe stato commissionato qualche tempo fa dal Pd e che darebbe vittoria certa del candidato sindaco del centrodestra, Andrea Casamenti, capace di battere tutti i possibili nomi fin qui circolati nel centrosinistra: contro Casamenti perderebbero Enzo Rossi, Mauro Barbini e Alessandro Ragusa. Ma la sconfitta più sonora, per distacco, sarebbe proprio per la Paffetti.

Per questo – dice Mariotti – «una parte del Pd si era attrezzata per presentare all’elettorato una proposta alternativa, trovando la strada sbarrata da Marco Simiani, che non è stato eletto da alcun congresso – incalza Mariotti – anzi ha perso ed è segretario provinciale in virtù di un accordo politico che doveva vederlo garante di imparzialità nei confronti delle varie parti del partito». E che invece, accusa Mariotti, avrebbe «secretato i risultati del sondaggio esprimendosi pubblicamente a favore dell’operato della Paffetti e di una sua ricandidatura».

Mariotti ricostruisce – ovviamente dal suo punto di vista – tutto quel che sarebbe accaduto da quel momento in poi. Il tentativo di una parte del Pd e di Cristiano Vadi, segretario dell’Unione comunale, di ritrovare unità attraverso la carta delle primarie, anche per non entrare in collisione con i Moderati. E la proposta della candidatura, di mediazione, dello stesso Vadi, proposta però – sostiene Mariotti – «mai approvata da Simiani e ignorata dalla Paffetti».

Vadi allora avrebbe provato a proporre da Alessandro Ragusa (consigliere di maggiornaza), a Mauro Barbini (assessore all’ambiente) e a Mario Chiavetta (lavori pubblici) di correre le primarie contro la Paffetti, «mentre il segretario Simiani continuava a lavorare per una ricandidatura secca della Paffetti. Circa 20 giorni fa – continua Mariotti – Ragusa ha ritirato la sua candidatura appoggiando quella di Barbini. Vadi – va avanti il dirigente - ha avviato la raccolta firme, alla quale ha partecipato attivamente, a sostegno di Barbini. Una raccolta che avrebbe permesso le primarie dato che a firmare era stato il 20% degli iscritti». Poi però la svolta: «Vadi – dice Mariotti – ha chiesto a Barbini di ritirare la sua candidatura, senza un motivo e senza dirlo ai dirigenti del Pd con i quali aveva organizzato la raccolta firme; l’assessore si è tirato indietro uscendo dalla corsa e non si è nemmeno presentato all’Unione comunale. Alle 21 – conclude Mariotti – Vadi ha iniziato la riunione dell’Unione comunale come se nulla fosse accaduto, facendo le votazioni e arrivando alla scelta della Paffetti come candidata sindaco».

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