Il Tirreno

Grosseto

Mozione di sfiducia per Saimo Biliotti

di Gabriele Baldanzi
Mozione di sfiducia per Saimo Biliotti

Già raccolte 31 firme contro il segretario dell’Unione comunale: dovrebbero essere presentate nell’assemblea di domani

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GROSSETO. Meglio due feriti che un morto. Domani sera all’assemblea comunale il Pd di Grosseto proverà un’ultima complicatissima mediazione per andare a primarie con una tregua.

In via Svizzera è atteso – dalla segreteria regionale, uno tra Antonio Mazzeo e Stefano Bruzzesi. Forse entrambi. Ma tutto ruota intorno al segretario Saimo Biliotti, il numero uno a livello comunale. Adesso l’obiettivo di una buona fetta del partito è quello di ottenere le dimissioni di Biliotti, azzoppato dalla vicenda dell’area Peep, considerato un arbitro parziale, nel mirino non solo di Borghi (che due anni fa gli portò i voti per essere eletto), ma anche di un’area di mezzo che non ha firmato né per Mascagni né per il vicesindaco. E dalla quale potrebbe uscire una sorta di segretario - commissario - traghettatore. Senza contare quei colleghi consiglieri, che ormai lavorano per veder rotolare la testa di Biliotti.

Negli ultimi tre - quattro giorni sono state raccolte 31 firme intorno a una mozione di sfiducia che verrà presentata in apertura di assemblea. Tra i nomi c’è qualche borghiano, è vero, ma il grosso è composto da uomini e donne riconducibili ad altri leader. Per esempio i saniani. La mozione si chiederà di votarla solo se Biliotti non farà il passo indietro auspicato.

Ma cosa viene contestato esattamente all’ex presidente del Coseca? Il testo della mozione non è filtrato, ma il nodo pare sia la gestione del regolamento, le relazioni con gli alleati, una conduzione ad excludendum, sbilanciata sul candidato Lorenzo Mascagni. E poi alcune decisioni interpretate come dispetti, per esempio la fretta nell’imporre la nomina di Andrea Bartalucci alla presidenza di Epg, quando su quel posto c’erano altri appetiti e si poteva usarlo per ritrovare un equilibrio interno. Con Bartalucci (che non ha mai chiesto nulla) dispostissimo a tirarsi indietro.

Se Biliotti si dimettesse e il regolamento fosse ridiscusso e modificato laddove, in effetti, qualche dubbio lo lascia (pubblicità e deontologia nei comportamenti in campagna elettorale, concetto di coalizione e aventi diritti al voto), è presumibile che Paolo Borghi accetterà serenamente le primarie di coalizione. «Sono stato il primo a chiederle le primarie – spiega Borghi – e non mi tiro certo indietro, però vorrei chiarezza, equidistanza. E invece fino a oggi ogni mossa è stata fatta per mettermi in difficoltà. Si è cercato in ogni modo di segarmi. Ripeto: il problema non è Mascagni, conosco la sua lealtà. Non credo sia mai uscita dalla mia bocca una parola contro di lui. E viceversa».

Borghi non vuole aggiungere altro, si limita a ribadire che la mozione di sfiducia non l’ha firmata, né ispirata. E infatti non sono gli unici – i borghiani – a mettere in discussione la gestione del partito, delle regole, delle alleanze, sia sul livello provinciale che comunale.

«Si rischia un clamoroso 5 a 0. Siamo divisi ovunque, carichi di livore reciproco. Un clima mai visto, di cui i vertici del partito sono fortemente responsabili», dice con preoccupazione un dirigente di lungo corso che di Borghi è stato spesso avversario. Nel frattempo si avvicinano le scadenze. Martedì sera andrà discusso e approvato il regolamento dal Pd, entro il 10 febbraio (mercoledì) la sottoscrizione da parte della coalizione. Poi si insedieranno gli organismi ed entro il 17 febbraio dovranno essere presentati i candidati. Una road-map su 9 giorni, anche se sia Borghi che Mascagni stanno già marciando nella loro campagna elettorale fatta di incontri, presenze social e progetti per la città. L’obiettivo, in caso di primarie di coalizione, è arrivare a sei-settemila votanti. Il problema extracomunitari questa volta non si pone. A Grosseto si voterà solo con il certificato elettorale in mano. Esclusi, quindi, i 16enni. Ma il regolamento è ancora in bozza..

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