Sicurezza
Mister Magrini si difende dall’accusa di stalking
L’ex allenatore del Grosseto chiamato in causa da una follonichese ex amante «Mai seguita, lei mi chiamava». Nella prossima udienza testimonierà la moglie
GROSSETO. Colpo di scena. Il processo per stalking che vede imputato Lamberto Magrini, ex mister di Gavorrano e Grosseto, non terminerà la prossima settimana con la sentenza. Prima - è stato deciso solo ieri a chiusura di udienza - dovrà essere sentita la moglie come testimone, come richiesto dal difensore del mister, Franco Libori. La donna, che ha atteso a lungo fuori dall’aula, dovrà rispondere tra l’altro a domande che riguardano le telefonate da lei ricevute ed effettuate dalla vittima di Magrini.
E dovrà anche essere risolto il “giallo” della trascrizione degli sms: «Nella perizia ne mancano 767 - ha fatto osservare la difesa - dei 2952 esistenti».
Ma l’udienza di ieri era dedicata all’esame di Magrini. Il tecnico di Magione si è sottoposto alle domande di accusa, parte civile e difesa. Due ore e mezzo di elencazione molto minuziosa di date, orari, comportamenti, riferimenti; Magrini ha agganciato ogni episodio a un elemento della memoria con una precisione impressionante, dato che si tratta di fatti del 2010-2011. Si era preparato sulle 3.600 pagine di tabulati e si è difeso come un leone dall’accusa di aver perseguitato la bella signora follonichese oggi 45enne. Si è anche scusato con il giudice Giovanni Puliatti se in qualche occasione la foga ha preso il sopravvento. In verità il giudice ha dovuto spendersi più volte per smussare le aspre spigolosità tra l’avvocato della parte civile Marco Calò e quello della difesa, con il primo che ha incalzato l’imputato e che si è lamentato per le interruzioni del collega avversario.
È stata comunque una difesa tanto appassionata quanto cruda. Magrini non ha avuto difficoltà ad ammettere di aver tradito la moglie ma ha aggiunto di non aver mai pensato di lasciarla; non ha esitato a ricordare tutte le volte che con l’amante aveva «fatto sesso», indicandone giorni e luoghi; ha negato di averla seguita; ha spiegato che lei gli aveva scritto di non chiamarla più «ma lei continuava a cercarmi, mi faceva gli squillini per essere richiamata»; ha aggiunto che la presunta violazione di domicilio consistette solo nel lasciare un cestino con le ciliege sul tavolo del terrazzo, con il cancellino lasciato aperto; ha detto che lei lo provocava anche con sms anche quando la relazione poteva essere considerata finita; ha ammesso di averle dato uno schiaffo («un unico episodio, Natale 2010; quello del 14 dicembre non può essere avvenuto, lo dicono le celle telefoniche, io ero a Magione lei a Grosseto»); ha specificato che aveva chiamato la madre di lei solo tre volte («e la terza mi ha buttato giù»). Libori gli ha chiesto i particolari di tutte e sei le querele e per ognuno Magrini ha avuto una spiegazione. «Lei aveva cambiato numero di telefono ma il nuovo numero me l’aveva dato lei». Però, ha incalzato Calò, lei Magrini aveva un divieto di avvicinamento: perché è andato allo stesso stabilimento di lei? «Perché ci andavo da quattro anni, perché ero con moglie e figlio, perché non sapevo che lei c’era e comunque ero in un ombrellone distantissimo». E perché aveva querelato la signora? «Perché stava iniziando a infastidire mia moglie con telefonate e messaggi, le raccontava delle storie che avevo a Gavorrano, mia moglie stava male. Io non volevo farle male e infatti ho ritirato la querela».
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