Il dolore
Il viaggio di don Sandro oltre la paura e il terrore
Il parroco di Santo Stefano è in Burkina a portare il suo aiuto a poveri e lebbrosi «Mentre si alzano e consolidano muri e barriere, noi costruiamo ponti»
PORTO SANTO STEFANO. «In giro per le polverose strade ci sono tanti poliziotti, tanti controlli. È una popolazione ancora scossa per l’atto terroristico di matrice jahidista che ha frantumato il Capuccino Caffè e l’hotel Spendid, a pochi metri dalla centralissima e caotica Place des Nations Unies».
A pochi giorni dal terribile attentato che ha provocato 32 vittime, tra cui un bambino di undici anni, Ouagadougou e il Burkina Faso hanno accolto don Sandro Lusini nel suo annuale viaggio - il ventesimo - tra le missioni in uno dei paesi più poveri del mondo. Il centro di accoglienza missionaria che ospita il parroco santostefanese, don Franco di Napoli e Riccardo Conforti di Follonica, è situato poco più in là.
L’anno scorso l’ebola e quest’anno il terrorismo islamico hanno diminuito la presenza di volontari, turisti e operatori delle varie Ong verso il Burkina, oltre al rovesciamento del regime. Tuttavia la situazione sta lentamente tornando alla normalità e per questo don Sandro ha potuto incontrare le varie comunità missionarie.
«Stiamo portando gli aiuti frutti del sacrificio e della generosità della nostra terra - spiega il sacerdote durante la sua permanenza in Burkina Faso - e stiamo verificando soprattutto i lavori del nuovo padiglione del Centre Medical di Bam. Questo piccolo ospedale è il destinatario maggiore delle offerte, ma non abbiamo mancato di portare il sostegno anche al lebbrosario di fratel Vincenzo, al Cren dei bambini malnutriti di Tougouri, alle scuole attraverso le adozioni scolastiche e al Centre Medical di Koupela».
Insomma, ormai i missionari venuti dall’Europa stanno pian piano venendo meno e molte vocazioni maschili e femminili locali portano avanti l’evangelizzazione e la promozione umana. Per questo una parte degli aiuti della comunità argentarina va anche a sostenere le strutture ecclesiali come il seminario minore di Ouahigouya e di Koupela, il monastero delle clarisse di Saye e quello dei piccoli fratelli di Charles de Foucauld di Honda, il seminario maggiore di Ouagadougou e alcune parrocchie della savana. Migliaia i chilometri percorsi sulle sgangherate strade e sulle piste di terra battuta che da sempre hanno caratterizzato il soggiorno di don Sandro e dei suoi compagni nelle due settimane di permanenza in questa parte d’Africa subsahariana. «Oltre al sostegno finanziario - conclude don Sandro - è fondamentale l’incontro personale, lo scambio di esperienze, la condivisione della preghiera e dell’unica fede in Gesù Cristo, salvatore e fratello universale di tutti gli uomini. La chiesa del Burkina, pur in minoranza dal punto di vista numerico, sa puntare in alto. Una chiesa certamente non perfetta, ma da cui noi di antica tradizione e storia cristiana avremmo molto da imparare e forse anche da imitare. Mentre in Europa si alzano e si consolidano muri e barriere, noi ci impegniamo a costruire ponti».
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