Lutto
«Condivido con Mascagni la sobrietà nel fare le cose»
Vittoria Doretti spiega la decisione di partecipare come testimonial Il candidato: «Chi fa politica dovrebbe avere a cuore il destino dei più fragili»
GROSSETO. «Sono qui come Vittoria, non come codice rosa». Vittoria Doretti sa che ormai, in tutta Italia, il codice rosa, questa esperienza nata proprio a Grosseto da una sua intuizione, si identifica con lei; ma intervenendo, come primo testimonial, per la campagna elettorale di Lorenzo Mascagni, chiarisce subito che il codice rosa non è lei. La terrazza del PikEat, in piazza del Sale, è piena.
«Il codice rosa – dice – è una squadra, tante persone e tanti pensieri diversi, sostenuta da tanti colori politici diversi». Eppure anche il suo girovagare per l'Italia per il codice rosa ha permesso a Vittoria Doretti e Lorenzo Mascagni di incontrarsi e riconoscere quelle affinità che hanno spinto il medico senese, da venti anni grossetana, a sostenere Mascagni nella sua corsa per la candidatura a sindaco di Grosseto. «In uno dei tanti impegni – racconta Doretti – stavo parlando di Grosseto, in modo intenso e lì c'era un avvocato, Lorenzo: ci siamo scoperti a condividere la determinazione, non fatta di grandi parole, ma di cose che si fanno. Sono qui non contro qualcuno, ma perché vorrei la Grosseto di cui mi ha parlato Lorenzo. Con lui condividiamo la sobrietà con cui si fanno le cose, non urlato, tipica anche di quel mondo che frequento da alcuni anni».
Mascagni trae spunto dall'esperienza del codice rosa per sottolineare innanzitutto che «la Maremma può non essere così periferica se ha le idee giuste» e poi il fatto che ciò che unisce il suo impegno in politica all'idea partorita da Vittoria Doretti è l'attenzione ai più deboli e ai più fragili. «Una indicazione che dovrebbe valere per tutti coloro che fanno politica e per l'intera comunità – dice – avere a cuore soprattutto il destino dei più fragili».
Ma c'è un altro tema che sta a cuore a Mascagni, ed è il recupero della fiducia dei cittadini nei confronti di chi li amministra. Il dato di fatto è che la sfiducia è sempre più diffusa, ma «in questo modo – dice – non si va da nessuna parte». E allora anche questa necessità di ricucire il rapporto tra cittadini e politica è stato un elemento che ha convinto Mascagni a candidarsi. Non scappa, Mascagni, di fronte al tema caldo del momento, quello della sicurezza e del degrado. «Temi – dice – che non hanno colore politico, che hanno l'attenzione di tutti a 360 gradi, ma una volta detto che ci vogliono più forze dell'ordine più risorse, e ci vogliono, ritengo che dobbiamo chiederci anche cosa possiamo fare perché la nostra comunità sappia dare delle risposte, perché i giovani non si divertano a tirare i sassi dalle mura... perché se una comunità non riesce a motivare i giovani va poco lontano».
Infine Lorenzo Mascagni richiama l'attenzione sul fatto che «questi temi richiedono l'impegno di tutti. Non pensiamo – dice – che se cambia il sindaco si risolve tutto: la politica deve guidare la comunità a essere tutti più responsabili e chi si candida a guidare una città non è l'uomo con la bacchetta magica. La politica non è un fatto individuale, la dottrina individualistica che ripone fiducia nell'individuo da solo, non funzionerà più, e c'è bisogno di capire che stare insieme e fare le cose insieme è una cosa bella. Quella che serve è una rivoluzione interiore: chiediamoci – conclude parafrasando Kennedy – non cosa il Comune può fare per noi, ma cosa possiamo fare noi per questa città».
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