La manifestazione
CITTADINI E CONTROLLI »POLEMICHE
GROSSETO. Di incontri ne avevano fatti diversi, prima del 10 luglio dell’anno scorso, quando decisero di costituirsi in associazione. “Grosseto sicura”, fu il nome scelto: l’obiettivo era quello di...
GROSSETO. Di incontri ne avevano fatti diversi, prima del 10 luglio dell’anno scorso, quando decisero di costituirsi in associazione. “Grosseto sicura”, fu il nome scelto: l’obiettivo era quello di girare per le strade della città, due auto per volta con due occupanti ciascuno, da mezzanotte alle quattro del mattino per segnalare movimenti sospetti alle forse dell’ordine. Un servizio che l’associazione ha svolto per circa tre mesi: i volontari hanno incontrato e parlato con gli uomini della polizia e con i carabinieri incontrati durante la notte, hanno segnalato furgoni sospetti che sono stati fermati dalle forze dell’ordine e trovati quasi sempre senza assicurazione, hanno dato anche l’allarme di un incendio ai vigili del fuoco. Ma ora, a distanza di pochi mesi, il presidente dell’associazione sta pensando di sciogliere il primo laboratorio per la sicurezza nato in Maremma, perché l’attività di Grosseto sicura è stata sospesa dalla questura dopo che un altro cittadino, che all’inizio aveva partecipato al progetto, ha presentato un esposto alla Procura.
Bisogna fare un passo indietro. A metà novembre, il giorno prima della presentazione ufficiale del comitato in sala Pegaso, presentazione alla quale ha partecipato anche il sindaco Emilio Bonifazi, è arrivato lo “sgambetto” di Gianni Ponticelli, uno degli animatori della prima ora poi allontanatosi definitivamente dal gruppo. Secondo Ponticelli Grosseto sicura non avrebbe rispettato i requisiti di legge e, nello specifico, avrebbe violato la norma che vieta agli associati di essere iscritti a partiti politici oltre al mancato rispetto dei requisiti prescritti dalla legge. «Fino ad allora - spiega il presidente Antonio Macrì - venivamo contattati continuamente dalla questura dove erano stati presentati tutti i nostri documenti. La polizia aveva ovviamente fatto indagini accurate su tutti i componenti e noi continuavamo a svolgere il nostro servizio».
Tutto gira intorno alla legge Maroni: sulla base di quella il Questore ha dovuto diffidare l’associazione dal proseguire con la propria attività. L’associazione ha chiesto l’intervento dell’avvocato Sabrina Pollini che ha presentato alla Questura un’istanza di revoca della diffida che è stata però negata.
«La legge Maroni però - spiega l’avvocato Pollini - non riguarda questo tipo di attività ma è stata fatta per le ronde. A Grosseto, poi, è impossibile adempire alla legge perché manca l’albo prefettizio».
Grosseto sicura, di fatto, non svolgeva quel tipo di attività. «Anche perché - continua Macrì - la ronde si fanno a piedi, con una pettorina e con un numero di riconoscimento addosso». L’associazione si è appellata anche all’articolo 383 del codice di procedura penale che permette l’arresto anche ai cittadini. «Ora vedremo se sciogliere l’associazione o intraprendere altre strade - aggiunge Macrì - quello che mi preme fare è ringraziare tutti i cittadini e gli operatori delle forze dell’ordine che abbiamo avuto l’onere di conoscere e che ci hanno sempre sostenuti. Un ringraziamento speciale va però a Gianni Ponticelli per il senso civico e sociale che lo ha spinto a presentare l’esposto proprio il giorno prima della presentazione del comitato».
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