La manifestazione
Dopo il fallimento Floramiata va all’asta
Il 15 aprile si decide il destino della storica azienda vivaistica di Piancastagnaio. Il 31 marzo scade la cassa integrazione
PIANCASTAGNAIO. Andrà all’asta il prossimo 15 aprile, dopo la dichiarazione di fallimento dello scorso settembre, Floramiata, l’azienda florivivaistica più grande d’Europa, centocinquanta dipendenti, con sede a Piancastagnaio. Una lunga storia di lento e inesorabile declino, culminata nel fallimento, quella di Floramiata, con una buona parte di dipendenti in cassa integrazione. Cassa integrazione che il 31 marzo finirà.
Dopo il fallimento della storica azienda amiatina, solo una parte di addetti era stata richiamata al lavoro. La maggior parte è a casa, con l’ombrello provvisorio della cassa integrazione che durerà ancora un paio di mesi scarsi.
Dunque l’obiettivo è far presto e non interrompere il percorso per arrivare alla vendita e alla riorganizzazione del lavoro per i circa centocinquanta dipendenti.
Intanto, in attesa di una soluzione definitiva, si profila anche l’idea di un part time verticale fra tutti i lavoratori e viene tastato il terreno anche per un’ipotesi di affitto dell’azienda, se la vendita non dovesse andare subito in porto.
In ogni caso, intanto, c’è una prima data fondamentale: l’asta per la vendita dell’azienda, promessa già da tempo dal curatore fallimentare per la primavera, si terrà venerdì 15 aprile. E sembrerebbero essere quattro o cinque i possibili acquirenti che hanno manifestato il loro interesse a rilevare l’impresa.
Sono queste le due principali novità emerse nel corso degli incontri dedicati all’esame della difficile situazione della principale impresa amiatina, che si sono tenuti presso la presidenza della Regione Toscana, presenti il curatore fallimentare, Gianni Sismondi, i rappresentanti delle istituzioni locali e le organizzazioni sindacali.
Gli incontri sono stati coordinati da Gianfranco Simoncini, consigliere del governatore regionale della Toscana Enrico Rossi per le questioni del lavoro. Simoncini ha sottolineato come la Regione Toscana continuerà a fare la sua parte per garantire un futuro all’azienda e un lavoro ai suoi dipendenti.
È su questo punto che si è concentrato in particolare Simoncini, che ha ricordato come il prossimo 31 marzo termineranno i benefici della cassa integrazione in deroga, senza possibilità di accedere ad altri ammortizzatori sociali.
La Regione Toscana si è impegnata quindi a verificare la possibilità di far ricorso a contratti di solidarietà di tipo B, ma ha anche ventilato l’ipotesi di un part time verticale tra gli oltre centotrenta lavoratori, così da dividere i sacrifici in attesa di un esito positivo della procedura di vendita.
Il tavolo tenutosi in Regione ha esaminato le varie possibilità e i tempi dell’iter di vendita che potrebbe concludersi entro il giugno prossimo. Dai partecipanti e stato apprezzato che da parte del curatore Gianni Sismondi si stiano approntando tutte le condizioni in grado di facilitare e promuovere la presentazione di offerte serie e credibili.
Al tavolo è stata anche esaminata, però, anche l’eventualità – non auspicabile per il futuro dei lavoratori – che l’asta di metà aprile possa non concludersi positivamente e che si debba ricorrere a una nuova procedura.
Da questo punto di vista durante il tavolo regionale è stato chiesto al curatore fallimentare di esaminare la possibilità di far ricorso a un eventuale affitto d’azienda, un’ipotesi che lo stesso Sismondi si è detto disponibile ad approfondire.
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