Attenzione
Abbuffate alcoliche I giovani grossetani primi in Toscana
L’appello dell’Acat: «Reprimere non basta, i prezzi vanno aumentati e la famiglia deve riconoscere il problema»
GROSSETO. A fronte di un basso tasso di forti bevitori tra gli adulti rispetto al resto della Toscana, la provincia di Grosseto ha il più alto tasso di binge drinking – la cosiddetta “abbuffata alcolica al solo scopo di perdere il controllo” – tra i giovani dai 12 ai 19 anni. In media a Grosseto (dati del 2014) in questa fascia di età il consumo di alcol si attesta 14,2 grammi al giorno. Una situazione «al limite» che «non solo deve allarmare le agenzie educative, famiglie e scuola, ma necessita di un sussulto di orgoglio della comunità grossetana».
L’appello arriva dall’Associazione dei Club alcologici territoriali (Acat), che a Grosseto conta tre sezioni (Grosseto nord, Grosseto green e Hudolin) facenti capo a sedici club sparsi in ogni quartiere.
L’Acat svolge un lavoro discreto e silenzioso da quindici anni nel Grossetano (è nata a Zagabria nel 1964) aiutando gli alcolisti e le loro famiglie con gruppi di auto mutuo aiuto attivi nelle parrocchie, ma non solo. E non poteva restare indifferente agli ultimi episodi di violenza che hanno visto protagonisti giovanissimi grossetani ubriachi. Quaranta ragazzi per oltre due ore si sono picchiati a più riprese sabato scorso in piazza della Palma, danneggiando un paio di esercizi, mentre alcuni coetanei facevano baldoria tra fiumi di alcol sul bastione Maiano e altri giovani – è il sospetto di chi ne ha pagato le conseguenze – hanno gettato una recinzione metallica giù dalle Mura sfiorando l’ingresso di un ristorante.
«I fatti gravissimi, che sabato scorso hanno trasformato il centro storico in un saloon a cielo aperto, ci spingono a intervenire», scrivono in una nota Acat Grosseto nord, Acat Grosseto green e Acat Hudolin di Grosseto.
«È l’ennesimo episodio di un’escalation dei problemi correlati all’uso dell’alcol che coinvolge i giovanissimi grossetani da molti anni e che si sono accentuati negli ultimi mesi. L’allarme aumenta se ricordiamo i numerosi episodi di coma etilico tra gli stessi giovani e la ripresa delle morti per overdose da droga degli ultimi mesi. Gli appelli delle nostre associazioni, che datano al 2004, suffragati dalle nostre indagini epidemiologiche sul campo, non sono stati ascoltati. O meglio lo sono stati solo in parte».
Gli adulti, infatti, hanno ridotto i consumi, mentre tra i giovani sono aumentati i comportamenti a rischio. «Abbiamo il tasso di binge drinking, 6 unità alcoliche in due ore, più alto della Toscana», spiega l’Acat citando dati dell’Asl. «Siamo di fronte a un spaccatura generazionale come se gli adulti abbiano lasciato i propri figli a se stessi. Eppure sono le famiglie che educano al bere: i nostri minori iniziano a bere vino ai pasti in casa secondo la nostra cultura mediterranea, ormai indifendibile».
La sola repressione non basta. La questione, dice l’Acat, «non può essere affrontata invocando solo misure repressive, come è oggi di moda per cavalcare una spinta emotiva a fini elettorali. Il fatto che la legge venga aggirata agevolmente da ragazzi maggiorenni, che comprano bevande alcoliche nei supermercati e la spacciano ai minorenni, dimostra lo scarso impatto delle pur necessarie politiche restrittive».
Per l’Acat un deterrente efficace potrebbe essere aumentare il costo delle bevande alcoliche come consiglia l’Oms.
La partita vera, però, si gioca sulla prevenzione. Oltre all’osservatorio sui giovani che il Comune di Grosseto, con il Coeso-Sds e le associazioni come l’Acat stanno avviando (vedi box in alto a sinistra), l’azione dei volontari è quella di intercettare le cause che spingono i ragazzi a distruggersi di alcol.
«Ci sono disagi che non hanno niente a che vedere con il bere – spiega la presidente di Acat Nord Donatella Lecca – Non è detto che chi sbaglia è quello che beve. Innanzitutto davanti a un figlio che beve, molte famiglie non credono che sia un problema. Non lo riconoscono. E invece non devono far finta di niente. Se c’è un problema va affrontato subito. È un problema anche culturale, come chi a tavola dà un sorso di vino ai bambini perché “il vino fa sangue”: è una grande stupidaggine». Il grosso lavoro dei volontari, dunque, è capire le ragioni che spingono i giovani a bere e sradicarle. «Alla domanda: “Perché bevi fino a sballarti”, la risposta è: “Il divertimento è quello”. Ed è terribile. Ho visto ragazzini di 14 anni comprare vino al supermercato. Questi ragazzi vanno presi per mano e aiutati».
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