Sicurezza
«Soldi sì, ma non per arruolarsi con l’Isis»
Coppia accusata di aver aiutato lady Jihad e suo marito a raggiungere la Siria per combattere
SCANSANO. «Li abbiamo aiutati ma non sapevano che volevano partire per la Siria».
È questo quello che hanno sostenuto ieri in tribunale Dritan e Lubjana Gjecaj, i coniugi albanesi imputati a piede libero al processo con rito abbreviato assieme a Marianna Sergio e Baki Coku e Arta Kakabuni, rispettivamente sorella della presunta jihadista italiana Maria Giulia “Fatima” Sergio e due zii di Aldo Kobuzi, marito sempre di “Lady Jihad”.
I due coniugi, 40 anni lui e 38 lei, hanno chiesto di essere interrogati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Paola Pirotta, titolari delle indagini, nel corso dell’udienza a porta chiuse davanti al gup Donatella Banci Buonamici a Milano e, da quanto è trapelato, si sarebbero difesi con la loro versione dei fatti.
I due sono accusati di aver fornito a Fatima e al marito supporto logistico, pagando i biglietti aerei per la Turchia, prima tappa del viaggio verso la Siria e prima ancora di aver contribuito all’organizzazione del loro matrimonio. Fatti questi che sarebbero accaduti quando Maria Giulia Sergio viveva con il marito a Scansano, ultimo domicilio conosciuto della ragazza prima di partire per la Siria.
Lubjana Gjecaj, inoltre, secondo la ricostruzione dei pm avrebbe avuto anche un ruolo fondamentale nel fare incontrare Fatima con Aldo Kobuzi. I due avrebbero affermato di essere stati all’oscuro dei progetti dei due foregin fighters e di non sapere che anche le loro nozze erano state organizzate in vista della partenza per la Siria. La coppia, secondo le indagini, si è poi arruolata tra le file dell’Isis.
Nell’ambito del procedimento sono giudicati rito ordinario Lady Jihad, il marito Aldo Kobuzi, la madre dell’uomo, Donika Coku, la cittadina canadese Haik Bushra, 30 anni, accusata di aver svolto un ruolo decisivo nell’arruolamento di Fatima e della sorella Marianna all’interno dell’Is, e il padre delle due ragazze Sergio Sergio, l’unico dei cinque a non essere latitante.
Si ritorna in aula, sempre a mIlano, il 19 febbraio, quando la parola passerà ai pm per la requisitoria anche se Fatima non ci sarà: sarebbe ancora Siria, lontana dall’aula e vicina alla guerra.
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