Il Tirreno

Grosseto

LA CAUSA IN TRIBUNALE

Patteggia il pensionato accusato di avvelenare gatti

di Elisabetta Giorgi
Le pillole blu di veleno
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Le pillole blu di veleno

È la terribile storia dei felini di Alberese che morivano dopo spasmi e un'atroce agonia. Per farli cadere nella rete  alle bestiole venivano "offerte" tagliatelle miste ad una sostanza usata per uccidere le lumache. Il racconto di chi ha raccolto le testimonianze

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ALBERESE. «Gatti avvelenati, agonizzanti, stramazzati al suolo con spasmi violenti, bocche che schiumavano. E un uomo che preparava loro un impasto di tagliatelle misto a pasticche celesti contenenti veleno per lumache». Fu una scena orribile quella raccontata dai volontari dell’Enpa che, 3 anni fa, sporsero denuncia contro un pensionato di Alberese per uccisione e avvelenamento di animali all’interno del suo podere.

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La storia, risalente al 2012, è approdata ieri mattina nel tribunale di Grosseto dove Remo Rosso – pensionato, classe 1938 – ha patteggiato 3 mesi e 20 giorni (pena sospesa) di fronte al giudice Giovanni Muscogiuri e al pm Massimiliano Tozzi. Rosso era assistito dall’avvocato Bruno Dini. L’Enpa (avvocato Alessandro Biagiarelli) si era costituito parte civile, ma la scelta del rito ha impedito la presentazione di una richiesta danni in questa sede.

Per il pensionato l’imputazione era aver provocato l’avvelenamento di 7 gatti e la morte di 5 attraverso la somministrazione di cibo contenente metaldeide, un lumachicida che si presenta sotto forma di esche granulari azzurro-verdastre.

Ma ecco quel che avvenne il 19 settembre 2012 secondo la testimonianza e la denuncia fornita dall’Enpa. «Da tempo - racconta la presidente provinciale Marlena Giacolini - mi arrivavano notizie che nella zona dei Ponti Neri, ad Alberese, avvenivano con frequenza episodi di avvelenamento di gatti randagi e privati. Mancando prove oggettive su questo fenomeno diventato una vergognosa piaga sociale, fino a quel momento non avevo avuto possibilità di prendere iniziative, ma il problema mi disturbava parecchio, perciò cominciai a indagare chiedendo notizie in giro».

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Proprio ad Alberese, per inciso, ci sono varie colonie feline: 5 per l’esattezza delle quali l’Enpa si prende cura con passione e sacrificio ma i cui mici - all’epoca - erano via via decimati. Il numero di gatti calava a vista d’occhio senza motivo, e il crescente sospetto era che vi fossero, qui come altrove, casi d’avvelenamento. Sospetti che si appuntarono poi su un podere dove si parlava di un gran movimento felino: «un via vai di gatti non indifferente con annesse scomparse».

Per verificare o meno i rumors, Giacolini decise di mandare in esplorazione 3 volontari dell’associazione all’interno della proprietà, prendendo a pretesto il fatto che il padrone aveva messo in vendita un trattore e che uno dei volontari intendeva comprarlo.

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«Entrati dentro - era mercoledì 19 settembre - fatalità volle, o fortuna assurda se così vogliamo chiamarla, che proprio in quel momento il padrone avesse già propinato ai gatti, e continuava a preparare, un pastone condito con capsule blu, un veleno lumachicida che provoca non una morte istantanea, ma una lenta agonia che dura 5-6 giorni infliggendo atroci sofferenze». Secondo la testimonianza resa ai carabinieri, confluita nella denuncia e culminata in tribunale ieri, «i tre, arrivati sul posto, videro la seguente scena: costui che impastava la roba in un contenitore di polistirolo; gatti pelle e ossa che divoravano affamati il pastone e altri che l’avevano già ingoiato, semimorenti a terra, con le convulsioni e la bava alla bocca». L’impatto fu così scioccante «che i volontari scapparono di corsa per la paura e mi telefonarono tra le lacrime». La presidente ordinò loro di prendere i gatti sofferenti e portarli dal veterinario, poi chiamò i carabinieri «che arrivarono sul posto trovando la scena immutata e sequestrando il materiale». I gatti avvelenati furono sequestrati dalle forze dell’ordine. Di 7 che ingerirono il metaldeide, solo 2 si salvarono e furono affidati all’Enpa che oggi lamenta oltre 5mila euro di spese per le cure e le cibarie prestate nel gattile.

Come spiega il suo legale, l’avvocato Bruno Dini, il pensionato «ha sempre sostenuto di aver dato lumachicidi ai cespugli e che probabilmente il veleno in questione può essere finito anche nel mangime dei gatti». Gatti che peraltro «risultavano malati».

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