Sicurezza
La Maremma avrà un bioparco Ad Alberese
Sarà dimora di cavalli, vacche, asini autoctoni Finanziata dalla Regione, l’idea è di tre giovani
ALBERESE. Sorpresa: a un chilometro dal Parco della Maremma nasce un bioparco. Si chiamerà Il Bivacco ma non avrà a che vedere con l’ozio, bensì con la tradizione che indica il capanno per il riposo del buttero. Si snoderà intorno all’agriturismo La Pulledraia di Alberese.
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Turisti di mezza Europa e scolaresche potranno fare tappa qui per godere dello spettacolo che offre il galoppo portentoso di un cavallo maremmano; o la posa straordinariamente statica di una vacca di razza autoctona; o lo sguardo interrogativo che ti punta addosso – mentre tenta di annusarti – un asinello amiatino.
La Maremma è anche (se non soprattutto) questo: la sua fauna che sta qui e non altrove, come se lo avesse consapevolmente scelto, quasi a presidio di un ecosistema; parte e sentinella di esso, allo stesso tempo. Chi ad Alberese non è mai stato non può capire. Chi ad Alberese è stato, ci torna e ogni volta vede qualcosa che non aveva colto.
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L’idea. Un bioparco. Una fattoria didattica a due passi del Parco regionale per far conoscere al mondo la ricchezza della Maremma che sta anche nelle razze “indigene” di bestiame: è il progetto che tre giovani hanno messo sulla carta – anche con spunti utili forniti da Coldiretti – e che ora potranno realizzare; la loro idea d’impresa è stata ritenuta meritevole dalla Regione Toscana e sarà dunque finanziata con fondi pubblici: il progetto vale 200.000 euro.
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Qui si alleva. Il Bivacco sarà la dimora aperta di cavalli e vacche maremmane, asini amiatini, maiali-cinta senese, pecore di razza vissana.
Saranno allevati – non per diventare carne da macello e con tecniche rigorosamente bio – e addestrati per partecipare a manifestazioni; sempre con tecniche green si produrrà olio.
E poi ci saranno caprioli e cinghiali: per invitarli, del resto, basta essere friendly e presentarsi al loro cospetto con qualcosa di appettibile; loro si sdebitano diventando "ospiti" fissi.
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I protagonisti. Si chiamano Carlotta, Giulio e Simona. E sono tre amici con un’idea in testa. Ci auguriamo che rappresentino – per la Maremma – una nuova generazione di imprenditori agricoli: hanno voglia di fare, entusiamo e una dose “sana” di pragmatismo. Carlotta Gorella ha 26 anni, è senese ma vive a Grosseto da sette anni; è laureata in Lettere ed è un’istruttrice di equitazione. Giulio Poggiaroni, 25 anni, grossetano, è laureato in economia. Simona Viganò, il cognome tradisce le origini milanesi, 27 anni, ha una laurea in Scienze del turismo e già lavorava in Maremma alla reception di un country hotel. Insieme creano quel giusto mix di competenze. È chiaro chi “in azienda” farà cosa. L’addestramento dei cavalli maremmani – punta di diamante del Bivacco – la commercializzazione del “prodotto bioparco” sul mercato estero, il rapporto con i tour-operator: a ciascuno il suo.
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La filosofia. «L’idea di un bioparco è nata come una scommessa – spiega Carlotta – Vogliamo far conoscere la nostra terra che è ancora sconosciuta; vogliamo “vendere” la Maremma all’estero (tedeschi e svizzeri si innamorano di questa terra) mostrando la varietà delle razze autoctone. E vogliamo che i bambini non crescano senza aver mai visto un capriolo nella loro vita». I tre amici non partono da zero: «Ci siamo fatti esperienza nell’addestramento dei cavalli a Roselle – dice Carlotta – Adesso ci spostiamo ad Alberese». I lavori all’ombra del Parco partiranno entro Pasqua. In due anni la Maremma avrà il suo nuovo bioparco. E a farlo saranno stati dei giovani. Giovani agricoltori. E che questo sia un inizio.
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