La manifestazione
I ladri scappano con vino e cinghiale
Furto al ristorante I tre lampioni: spariti cibo, affettatrice e pc
GROSSETO. Cassette di carne pronta per andare in padella - cinghiale, pollo, fettine e cotolette - bistecche e liquori spariti in un soffio. I ladri hanno saccheggiato la cucina rubando cibarie; poi nel salone hanno continuato la razzia a colpi di whisky, vini pregiati e caramelle. Non solo gastronomia: pure computer, stereo o elettrodomestici sono finiti nel mirino dei malviventi, che tra domenica e lunedì notte hanno preso d’assalto l’ennesima attività commerciale cittadina, il ristorante I tre lampioni di Pier Nello Cicaloni in via Adamello.
Una razzia messa a segno in orario imprecisato tra mezzanotte e mezzo - quando il locale è stato chiuso - e le 7 del mattino quando è riaperto. Scrolla le spalle Gigliola Monaci, moglie del titolare. È stato il consorte alle 7 di ieri - tirate su le saracinesche - a scoprire il disastro: scaffali vuoti, mobiletti aperti, cucina depredata, celle frigorifere vuote. «E nessuno qua intorno ha visto o sentito nulla», racconta lei ricostruendo il silenzioso tragitto dei malviventi, entrati nel salone del ristorante da una finestra laterale che s’affaccia su via del Sabotino. Si sono aperti il varco da lì, «forzando le cerniere» (le serrature degli infissi) della vetrata antisfondamento già incrinata dopo un primo assalto subito alcuni anni fa. «All’epoca i ladri ci provarono e non riuscirono. Stavolta invece…». Rieccoli a far razzia incartando il grasso bottino all’interno di una tovaglia che è sparita dal tavolo.
Tra gli oggetti cui i titolari tenevano di più, anche da un punto di vista affettivo, «c’erano bottiglie degli anni ’60 che erano dello zio di Nello e che sono state tutte rubate da uno scaffale - indica Gigliola - Bottiglie di vini eccellenti, ricordi del povero Alfio Cicaloni che morì a 38 anni per aneurisma. Alfio ebbe qui il locale fino al ’76», era lui l’ex proprietario. Il ristorante fu poi preso in gestione da un altro imprenditore, e in terza battuta rilevato dalla famiglia Cicaloni che lo porta avanti tuttora sfidando - con fatica e sacrificio - i colpi della crisi. Ricordi di una vita, quei pregiati vini di Alfio fino a ieri erano tutti ben ordinati dietro a una caraffa di vetro vuota con relativi bicchierini. Quelli sì, sono rimasti al loro posto: composti e in buon ordine, dunque scansati dai malviventi con cura millimetrica e abili gimkane con le dita.
Specialmente in cucina è stata fatta razzia di un’impressionante quantità di cibo da frigo e freezer.
«Scatole intere di polli, surgelati, hamburger, cinghiale, chili e chili di roba: tutta la carne che avevamo adesso non c’è più».
Sono spariti pure un’affettatrice e un tritacarne. Poi una macchina fotografica, la telecamera e il computer del titolare che conteneva documenti di lavoro - fatture, contabilità e prenotazioni - Lo stereo.
Da un bancone accanto al’entrata sono andati in fumo caramelle e liquori. Un altro mobiletto di fronte alla cucina è stato aperto e rovistato: è sparito un mazzo di chiavi. La cassa conteneva solo pochi spiccioli («non abbiamo l’abitudine di tenere molti soldi quando chiudiamo»), ma anche quel po’ che c’era ora non c’è più.
Per i proprietari è stato un colpo durissimo. In mattinata la famiglia Cicaloni ha provveduto subito a riparare la finestra e a installare sistemi di sicurezza adeguati onde proteggersi da eventuali altre sorprese. Intorno alle 10, barcamenandosi tra la consegna di un menu e la sistemazione del locale, Pier Nello ha fatto denuncia ai carabinieri e ricomprato un computer per lavorare. «Non è facile per noi - spiega Gigliola - andare avanti in questa situazione. Già non è facile lavorare in condizioni normali, con la crisi che continua, figuriamoci ora. Io e Nello, come molti altri, facciamo grossi sacrifici, lottiamo e ci arrabattiamo tutti i giorni. E poi...?».
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