Il Tirreno

Grosseto

Due ragazzine “massacrate” via chat

Francesca Gori
Due ragazzine “massacrate” via chat

Coetanei scatenati sul gruppo di WhatsApp contro le adolescenti: «Cagna» l’insulto più lieve, scatta la denuncia alla polizia

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GROSSETO. «Smettila, smettila. Ci stanno massacrando». Sono bastate poche parole urlate al telefono all’amica del cuore per spalancare un mondo di fronte agli occhi di una madre. La ragazzina ha 13 anni e da qualche settimana, insieme alla sua amica, è finita in un incubo fatto di messaggi e offese. In un incubo che si svolge tutto sui display degli smartphone che i ragazzini hanno in tasca. Sono tanti, troppi. Una cinquantina, quasi tutte femmine, che frequentano la prima e la seconda media e che hanno preso di mira due coetanee: per l’aspetto fisico, per il loro atteggiamento. Perché non fanno parte di quel gruppo nonostante che vengano aggiunte continuamente perché leggano quello che si dice di loro. Le offese, le parolacce, rivolte alle due giovani ma anche alle loro mamme.

La donna ieri è andata alla polizia postale per raccontare quello che sta succedendo e per chiedere aiuto agli agenti. Per cercare di fermare quel linciaggio via WhatsApp che sta distruggendo la vita delle due ragazzine. «Mia figlia ha abbandonato quel gruppo diverse volte, così come ha fatto la sua amica - spiega la madre - ma ogni volta sono state reinserite. Le ho detto di bloccarlo, ma hanno appena 13 anni e sono anche curiose di leggere quello che scrivono di loro, nonostante quelle parola facciano molto male». Così male da non voler uscire il sabato pomeriggio per fare due passi in centro. «Sabato volevo accompagnarla, come sempre - dice ancora la donna - ma mia figlia mi ha detto che preferiva restare a casa e io non ho insistito». Già qualche tempo fa c’era stato un episodio che aveva allarmato la donna. Sua figlia era stata presa in giro. Ma la cosa era finita lì.

Ieri la mamma, ormai esasperata, ha scritto anche un post sulla sua bacheca di facebook. «Qui non si tratta solo di denunciare gli episodi di bullismo - aggiunge - ma anche di mettere in guardia i genitori che dovrebbe controllare i propri figli e nel caso, intervenire per bloccare questo tipo di atteggiamento».

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Gli epiteti che sono stati rivolti alle ragazzine sono irripetibili. «Cagna, tornatene al canile», hanno scritto nella chat di gruppo che sarebbe stata creata solo perché una di queste giovanissime si è lasciata con il ragazzino di turno che ha preferito un’altra. «Ma sono tutte scuse - dice la mamma - se non ci fosse stato quel pretesto ne avrebbero trovato sicuramente un altro».

Questo non è il primo caso che finisce sulla scrivania dell’ispettore superiore Stefano Niccoli, responsabile della polizia postale. Nell’ultimo anno sono stati almeno quattro i casi segnalati, tutti con la stessa modalità: chat di gruppo su WhatsApp, offese, prese in giro tra adolescenti capaci di tirare fuori cattiveria e violenza verbale. Che si limita appunto allo scrivere o al dire a voce, ma che mai è sfociata in episodi di violenza fisica.

«I genitori devono essere coinvolti e dovrebbero stare più attenti agli strumenti informatici utilizzati dai figli - dice Niccoli - Devono essere consapevoli che il cyberbullismo è un reato e che spesso le conseguenze degli atteggiamenti dei propri ragazzi possono essere davvero pericolose per le vittime». Una denuncia, quella fatta anche pubblicamente dalla donna, che dovrebbe servire soprattutto ad aprire gli occhi ai genitori dei ragazzini.

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