Sicurezza
Baby bulli e adulti distratti
L’ispettore superiore Stefano Niccoli: «I ragazzi ci ascoltano di più»
GROSSETO. Quattro segnalazioni ricevute in un anno. Genitori che mettono la testa sotto la sabbia, che minimizzano. Altri invece che si arrabbiano con i propri figli. Sono la minoranza, questi ultimi. E il problema, secondo la polizia postale che si occupa proprio di questo tipo di reati, è tutto in questo tipo di atteggiamento.
A Grosseto per quattro volte i ragazzini vittima delle spietate chat di gruppo create dai loro coetanei hanno varcato la porta della sede della postale accompagnati dai genitori. «Prendono di mira un bersaglio, di solito un ragazzino o una ragazzina un po’ più timida, che si isola di più o che nell’aspetto non corrisponde ai canoni determinati dal branco». Basta essere troppo magre o un po’ sovrappeso, portare gli occhiali o l’apparecchio per diventare vittime di un gioco al massacro che in altre zone d’Italia ha avuto conseguenze molto gravi. Una volta su tre, a comportarsi da bulle in città sono le ragazze, soprattutto quelle che frequentano le scuole medie, anche se qualche caso è stato segnalato anche al primo anno delle superiori.
L’ultima denuncia arrivata sul tavolo dell’ispettore superiore Stefano Niccoli, responsabile della polizia postale, riguardava un ragazzino che non partecipava volentieri alle attività extrascolastiche della sua classe. La sua unica colpa era quello di andare bene, studiare e avere buoni voti.
Alle denunce delle vittime, segue un’attività d’indagine che comprende sempre una chiacchierata con i genitori dei bulli. «In pochi casi cadono dalle nuvole e si arrabbiano con i figli - aggiunge Niccoli - spesso invece tendono a giustificare i propri figli sminuendo questi atteggiamenti e collocandoli nella casella “ragazzate che servono a fortificare il carattere”. In realtà le cose sono ben diverse e le conseguenze sulle vittime potrebbero essere molto gravi». Problemi di autostima, da una parte e dall’altra, voglia di prevaricare e dimostrare. Di tutto questo la polizia postale parla nelle scuole della provincia. Dei pericoli di Internet, di come utilizzare i social. «I ragazzi che incontriamo sono molto aperti e disponibili - aggiunge Niccoli - è raggiungere i genitori la parte più difficile di questo lavoro. Alcuni incontri li abbiamo organizzati ma otteniamo pochi risultati. Eppure dovrebbero essere loro a vigilare su come i propri figli utilizzano la tecnologia». Senza minimizzare e stando attenti ai segnali che i ragazzi mandano per evitare che la dinamica bullo-vittima possa creare disagi che si protraggono nel tempo. (f.g.)
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