Il Tirreno

Grosseto

ordinari weekend di follia

ORA BASTA CON PRESBITI E STRUZZI

di EMILIO GUARIGLIA

di EMILIO GUARIGLIA Il presbite è colui che fatica a vedere ciò che gli sta vicino; lo struzzo è quell’animale che, come vuole il detto popolare, quando il pericolo è vicino infila la testa sotto la...

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di EMILIO GUARIGLIA

Il presbite è colui che fatica a vedere ciò che gli sta vicino; lo struzzo è quell’animale che, come vuole il detto popolare, quando il pericolo è vicino infila la testa sotto la sabbia, convinto di cavarsela così.

A Grosseto, ormai è chiaro, c’è un problema serio: la violenza che puntuale si scatena nei fine settimana in una parte non esigua di quei tantissimi giovani che scelgono il centro storico e le Mura per stare insieme e divertirsi a tarda sera. Il problema è serio, e tutto servirà a risolverlo tranne che presbiti e struzzi. Soprattutto quando gli uni e/o gli altri non “ci sono” ma “ci fanno”, magari ad uso della campagna elettorale più vicina.

Partiamo dalla questione decisiva: è arrivato il momento di dirsi apertamente che il novantanove per cento della cosiddetta “insicurezza” in centro storico deriva dal comportamento di adolescenti inquieti, tutti grossetani, tanti di ottima famiglia.

Basta esserci, dopo le undici di sera del venerdì e del sabato, per vedere. Per vedere chi ingurgita “shottini” (razione di superalcolico a basso costo) e poi li vomita sui portoni delle case; per vedere chi arriva con la bottiglia di vodka fresca di supermercato, da consumare in gruppo su muretti e panchine; per vedere chi tracanna una bottiglia di birra dietro l’altra e poi quelle bottiglie le lancia in mezzo alla strada. Basta esserci, per vedere. Per vedere chi scatena risse, chi urla, chi orina ovunque, chi sfascia fioriere, chi prende a calci le auto. Chi, insomma, sta in piazza per sfogare tutta la sua difficoltà a trovare una collocazione nel mondo.

Non sono costoro i feroci saladini del Daesh, né i cosacchi dell’Est, né tantomeno i pronipoti degli Zulu africani. Sono i nostri figli di sangue, ragazzini e ragazzine nati e cresciuti in Maremma, dentro le nostre case. A volte addirittura poco più che bambini, come quelli che da anni tirano giù dalle Mura ogni genere di oggetto.

Il presbite però quello che gli succede sotto il naso non lo vede. Il presbite guarda lontano, aguzza lo sguardo oltre i confini, è certo che il pericolo arrivi da terre straniere. Si pianta lì, di vedetta sulla torre, e intanto sotto i suoi piedi accade di tutto.

È vero, la droga, sulle Mura e non solo, la vendono soprattutto stranieri, extracomunitari e non. Ma basta esserci, o aver voglia di tendere l’orecchio, per rendersi conto di chi per acquistare quella roba fa la fila, chi fa prosperare quei commerci.

Qui entrano in campo gli struzzi: giù la testa. E nel frattempo i ragazzini e le ragazzine continuano a cercare nell’eccesso il loro posto al sole nella vita.

Che si fa? Lavoro culturale, avrebbe detto Luciano Bianciardi. Ma questa grande verità, specie in bocca alla politica, tanto di moda un tempo è diventata ormai nell’immaginario collettivo la più truffaldina delle frasi fatte. Così, oggi, al suo posto si predilige il proclama duro e puro: arrestiamoli e buttiamo via le chiavi; esercito nelle strade; ronde notturne... E via dicendo.

Sicuri che questa è la via alla sicurezza? Quattro parà con il mitra al braccio per levare lo shottino di bocca ai sedicenni? Orde di adolescenti in galera?

Forse, allora, è arrivato il momento di infilarsi buoni occhiali e tirar fuori la testa dalla sabbia. E mentre, giustamente, si chiede alle istituzioni di fare il proprio dovere, ricominciare a guardarsi intorno e ad agire ciascuno sul proprio microcosmo.

Magari partendo dalle azioni più semplici: ascoltare, osservare i comportamenti, cercare di capire, anche con qualche passeggiata serale in centro storico in più. Piazze e strade piene di persone tranquille, sorridenti, attente. Stai a vedere che ai ragazzini la voglia di “strafare” passa meglio così...

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