Concordia: sigilli violati, in tre a processo
Prima udienza nei confronti di Porcellacchia, Casella e Vettori per l’accesso abusivo a bordo nel 2014
GROSSETO. L'accusa è violazione di sigilli. Perché vi sarebbe stato un accesso abusivo sulla Costa Concordia, senza l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, anzi nel cuore del procedimento penale. Si apre domani davanti al giudice Gian Marco Fausto De Vincenzi il processo nei confronti dell'ex custode giudiziario della nave, Franco Porcellacchia, del rappresentante di Costa Crociere sull'isola, Alessandro Vettori, e dell'allora tecnico di parte della compagnia, Camillo Casella. I primi due avrebbero consentito a Casella di accedere a bordo, salendo fino alla plancia comando sul ponte 8 e al locale del generatore diesel di emergenza al ponte 11: lì Casella, sempre secondo l'imputazione, avrebbe testato meccanicamente gli interruttori del quadro di emergenza e così alterato lo stato dei luoghi. All'epoca - erano i giorni immediatamente precedenti al 23 gennaio 2014 - il sospetto era che ciò fosse avvenuto per trarre in inganno i periti incaricati del Tribunale che il successivo 27 erano saliti a bordo della nave per uno dei due sopralluoghi ordinati nel corso del processo allora ancora in corso nei confronti di Francesco Schettino.
Accuse che Casella, 73 anni, componente della squadra della Martinoli &c srl, aveva sempre respinto. Si sarebbe "vantato" dell'accesso con i periti che di lì a poco avrebbero dovuto verificare lo stato delle centraline degli ascensori ma poi aveva ritrattato («era un'altra nave»); gli specialisti avevano avvertito il Tribunale.
La Procura aveva messo in moto i carabinieri, c'erano state perquisizioni. Il gip aveva disposto per Porcellacchia e Casella una misura interdittiva, il divieto di dimora al Giglio. Misura revocata dopo gli interrogatori. Porcellacchia, che aveva risposto, aveva parlato di «un equivoco colossale», pur ammettendo l'accesso: lo scopo era solo e soltanto quello di predisporre un percorso di sicurezza per quelle quaranta persone che l'indomani avrebbero dovuto camminare sui ponti della Concordia. Casella, che si era avvalso della facoltà di non rispondere, aveva comunque fatto sapere di non aver messo le mani sugli apparati. Era poi spuntato il terzo indagato, non raggiunto da misure: Vettori, appunto, che avrebbe avuto anch'egli un ruolo nella commissione del reato.
Pierluigi Sposato
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