Il Tirreno

Grosseto

«Tangenti al 10%» Ma a Campagnatico è tutto prescritto

di Pierluigi Sposato

Amici Miei, la Procura chiede l’archiviazione per 14 indagati «Non è sostenibile l’associazione per delinquere»

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GROSSETO. Qualcuno di loro era stato anche arrestato; alcuni hanno visto già conclusa una parte della vicenda giudiziaria che li aveva coinvolti in rami collaterali. Adesso per 14 è arrivata una richiesta di archiviazione.

Prescrizione, impossibilità di sostenere l'accusa, giudizio già avvenuto, alta probabilità di assoluzione. Sono queste le motivazioni per le quali il sostituto procuratore Marco Nassi, raccogliendo l'eredità del fascicolo aperto nove anni fa dal collega Stefano Pizza, ha chiesto al giudice delle indagini preliminari l'archiviazione per il fascicolo "madre" di tutte le inchieste di Campagnatico e dintorni: quello denominato "Amici Miei" e con il numero 07/2151, che aveva messo in subbuglio il paese fino ad arrivare a Grosseto.

Ventisei faldoni sono arrivati in Tribunale accompagnati dalla richiesta del pm. Dentro c'è tutta l'attività svolta dalla guardia di finanza nel tempo, da Sant'Antonio al Casino, e marginalmente su un altro fabbricato. Concussione, corruzione, abuso d'ufficio, lottizzazione abusiva, falso, truffa, ricettazione, anche associazione per delinquere sono le ipotesi contenute nei fascicoli. Nove i casi esaminati. Altri indagati sono ancora in attesa di un esito, a causa di stralci che devono ancora essere chiusi. Questa richiesta riguarda Roberto Serafini, coinvolto quale responsabile dell'edilizia privata del Comune come tecnico esterno; Giuseppe Concu, imprenditore; Luca Bonelli, geologo responsabile del vincolo idrogeologico; Lorenzo Racioppi, responsabile dell'ufficio urbanistica; Elismo Pesucci, sindaco e vicesindaco; Luciano Duchini, comandante della polizia municipale; Fabrizio Tistarelli, sindaco; Stefano Rum, direttore dei lavori; Luca Grisanti, assessore all'urbanistica; Enrico Alfinito, progettista; Emanuele Barone, dirigente comunale ma qui indagato perché ausiliario di polizia giudiziaria; Cesare Puliti, costruttore; Michele Bellini, progettista e direttore dei lavori; Roberta Cipriani, moglie di Serafini. Per le contestazioni che li riguardano la giustizia è arrivata, nella maggior parte dei casi, fuori tempo massimo.

Il nome dell'inchiesta prende spunto da una cena, svoltasi nel 2006 a Roccatederighi, alla quale Serafini - ritenuto il promotore - avrebbe invitato appunto degli amici e avrebbe creato un "gruppo di lavoro" per operare a Campagnatico e dintorni, secondo un modulo corruttivo basato su una tangente del 10%; il geometra Alfinito (prestanome) avrebbe fatto il progettista; l'architetto Rum e il geologo Bonelli avrebbero curato gli aspetti tecnici di direzione e calcoli; Grisanti si sarebbe occupato delle vendite degli appartamenti attraverso una società immobiliare. Il gruppo avrebbe potuto contare su appoggi istituzionali, in Comune. Nel sodalizio anche un'impresa, che avrebbe dovuto ricevere tutti i lavori. Ma quest'ultima non finì nel registro degli indagati, perché il titolare «stanco di pagare le somme a Serafini» si era rivolto alla guardia di finanza: era il 22 marzo 2007. Sequestri e intercettazioni hanno confermato varie ipotesi, sfociate anche in altri procedimenti. Ma l'associazione per delinquere non è sostenibile, secondo Nassi, non potendosi superare l'ostacolo del "semplice" concorso e accertare più rigorosamente l'esistenza di «un gruppo stabile con un programma criminoso ben strutturato». E il gip (che scarcerò Racioppi e mise ai domiciliari Serafini) ritenne «il compendio indiziario originariamente valutato seriamente messo in discussione dalle dichiarazioni degli indagati in ordine alla sussistenza dei reati di concussione e corruzione». Un ragionamento che secondo la Procura si può estendere alla presunta associazione per delinquere. Dunque richiesta di archiviazione per Serafini, Concu, Bonelli, Racioppi, Pesucci, Grisanti, Duchini, Tistarelli e Rum.

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