Il Tirreno

Grosseto

I castanicoltori verso un consorzio

di Fiora Bonelli
I castanicoltori verso un consorzio

Arcidosso, dopo l’annata difficile del 2015 gli addetti progettano di serrare le file. Il sindaco: «Hanno il nostro sostegno»

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ARCIDOSSO. Ci sarà davvero un consorzio di castanicoltori sull’Amiata? Sembra di sì, se andrà avanti – come pare nelle intenzioni di tutti – il progetto di costituzione di cui da anni si parla e che mai nessuno è riuscito a realizzare. Un consorzio che supporti gli addetti di questo settore nella difesa del marchio Igp, nella commercializzazione e nelle attività che potrebbero crescere attorno alla filiera.

Preme, in particolare, che le eccellenti castagne dell’Amiata non siano commercializzate alla stregua e con la stessa denominazione di quelle che arrivano da Spagna, Grecia o da altri Paesi esteri, come, invece, pare che accada.

Con l’obiettivo di rialzare la testa e rimettere le cose al posto giusto, venerdì si è tenuto un incontro fra i castanicoltori a cui ha partecipato anche il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini. «Circa trenta produttori – spiega il sindaco – si sono messi insieme e vogliono fare di tutto per costituire un consorzio. Abbiamo già fatto alcuni incontri perché è arrivato il momento di fare qualcosa. L’anno scorso è stata un’annata nera con tantissime castagne lasciate per terra poiché i grossisti hanno chiuso i magazzini senza prendere il prodotto. Poi la malattia dovuta al cinipide e alle muffe. Tutto questo ha compromesso l’annata di un settore che, per noi, significa milioni di euro di mercato; per alcuni è un lavoro vero, per altri un introito che permette di tirare il fiato. Il nostro, poi, è un prodotto di altissima qualità col marchio Igp da tutelare. Impensabile che le nostre castagne vengano vendute come altre di bassa qualità che arrivano chissà da dove».

Marini è fra quelli in prima linea e ha promesso ai produttori un sostegno forte. «Arcidosso – dice – darà ai castanicoltori un sostegno amministrativo e logistico sia per la tutela del prodotto, sia per far nascere iniziative che mirino a trasformare in loco la castagna. Vista la delicatezza del frutto, potrebbe essere una buona idea commercializzare il fresco solo per un 20% e il resto trasformarlo in farina e in marrons glacés o altri alimenti che abbiano un mercato più lungo e possano portare un miglior guadagno. Già alcuni produttori mi hanno contattato per avere spiegazioni sulla possibilità di fruire del calore geotermico per dare le gambe all’iniziativa. Infatti l’idea di creare un polo imprenditoriale alle Aiole dove poter sfruttare il calore della geotermia che farebbe risparmiare in altissime percentuali il consumo di energia elettrica, potrebbe partire appunto dalla trasformazione della castagna».

Per la salvaguardia è già in campo l’Associazione castagna amiatina Igp. «Sta facendo un lavoro coi fiocchi per tutelare il castagno – dice il sindaco – ed è leader, come gruppo, sia a livello italiano che europeo. Da lei che sono nate tutte le iniziative in favore della lotta al cinipide. Insomma una base notevole di aggregazione e di iniziativa sulla quale il consorzio potrebbe appoggiarsi».

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