Il Tirreno

Grosseto

Addio a Benelli, poeta estemporaneo

Francesco Benelli
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Francesco Benelli

Improvvisatore in ottava rima e cantore del Maggio si era esibito spesso con il fratello Elidio

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GROSSETO. È morto l’altra notte Francesco Benelli, conosciuto poeta estemporaneo, cultore di una tradizione che supera il tempo. A darne notizia è stata la figlia Elena.

Benelli avrebbe compiuto 89 anni a marzo. Era nato a Magliano in Toscana e, come ricorda Paolo Nardini (Archivio delle Tradizioni popolari) giovanissimo aveva iniziato a cantare in ottava rima, insieme al fratello Elidio, più grande di lui di sei anni, spinti dagli zii Argillano e Assalonne Benelli, poeti apprezzati in tutta la Maremma. «Se i poeti sono persone gentili per definizione, se il loro animo è particolarmente sensibile, Francesco era il più gentile e sensibile fra i poeti estemporanei del grossetano - nota Nardini - Aveva dato vita, negli anni Settanta, a un gruppo di Maggerini, perpetrando la tradizione del canto augurale di primavera per i poderi, e per la sua notevole produzione di "maggi", il testo delle canzoni che cambiano di anno in anno, e che non mancano di riprendere gli avvenimentoi principali dell'anno appena trascorso. Oltre a testi tradizionali, scritti anche per altre squadre, a cominciare dagli anni Ottanta del secolo passato, si è cimentato nella scrittura di maggi legati all'attualità e alla politica».

Benelli era uno straordinario improvvisatore in ottava rima e non mancava di partecipare ai principali "raduni" di poeti. E scrisse nel 1995 il libro curato da Paola Pannozzo “Quando le rime nascono dal cuore”. Una delle sue ultime uscite in pubblico è stata, a gennaio 2011, alla rassegna di Befanate del Teatro dell'Industri. «Lì, come era suo solito, si scusò con il pubblico, per le sue "povere rime", e improvvisò alcune ottave di saluto», sottolinea Nardini. «A noi piace ricordarlo con la sua ottava rima, scritta in occasione di una Maggiolata. Prendiamola come un monito, come un'indicazione di pace e d'amore, di cui, come afferma Francesco, "Gente e natura ha biosogno": È tornato il maggio e l'albero portiamo / è simbolo di pace come un fiore /in questo mondo in cui ci troviamo / gente e natura ha bisogno d'amore / uomini onesti del duemila siamo / pace nel mondo è l'unico splendore / un albero un fiore sì da trapiantare / per tradizion d'un canto popolare».

Anche Roberto Fidanzi, anima de La Sentinella del Braccagni (su cui le poesie di Francesco venivano pubblicate) esprime cordoglio: «La notizia ci rattrista enormemente. Mi riporta ai magici momenti poetici passati insieme, vuoi per il 1° maggio o per la Befana, qualsiasi occasione era quella giusta per chiamarlo a Braccagni a cantare, magari insieme al fratello Elidio. Due personaggi che solo la Maremma poteva offrire, che sembravano provenire direttamente dall''800: sempre sorridenti, Elidio con quei baffetti accattivanti, Francesco con il suo cappello ed il suo modo di fare e di cantare così elegante e signorile, fonte di ispirazione e di esempio per i poeti estemporanei più giovani. Un amico, un maestro, un esempio per tutti noi».

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