Lutto
Quando il gusto è libertà Slow Food entra in carcere
I detenuti a contatto con le eccellenze del territorio e i prodotti artigianali «Seguire i corsi significa approfondire argomenti o anche solo passare il tempo»
MASSA MARITTIMA. Gusto è libertà, questo il titolo dell'iniziativa organizzata dalla condotta Slow Food di Monteregio, che da dieci anni si tiene nella casa circondariale di Massa Marittima.
Nel pomeriggio di ieri il fiduciario Fausto Costagli ha raccontato la sua esperienza: «Tra un mese saranno dieci anni che con Slow Food entriamo nel carcere di Massa Marittima. Durante il mio percorso ho visto più di duemila persone prendere parte a questo appuntamento e centinaia di detenuti, perché questo laboratorio è aperto a tutti, sia ai detenuti che alle persone interessate all'argomento e insieme siamo sempre riusciti a portare situazioni nuove che ogni volta mi hanno, e ci hanno, arricchito. Perché, prima di tutto, cerchiamo di dare un valore etico e solidaristico a questa iniziativa».
Prima la presentazione dei cibi e poi la degustazione; ma portare le eccellenze del territorio, parlare di prodotti di nicchia o artigianali e fare laboratori del gusto in carcere potrebbe sembrare un'iniziativa azzardata.
Non è però così per Massa Marittima: «Qua abbiamo la possibilità di iscriverci al biennio dell'istituto professionale Enogastronomico – spiega Daniele, uno dei trentotto detenuti di Massa – seguire questi corsi per alcuni di noi significa approfondire un po' gli argomenti, poi ci sono altri che lavorano e che si occupano di alimenti e anche loro possono avere interesse, altri invece seguono semplicemente perché è un modo come un altro per passare il tempo qua dentro. Ma posso dire che questo è un ottimo istituto, abbiamo una dimensione umana e un buon rapporto con gli operatori e poi ci viene data la possibilità di partecipare a molte attività, cosa che non sempre accade, ad esempio a breve inizierà il corso di addestramento cinofilo e poi quello di apicoltura».
Quella di Massa Marittima è infatti una struttura modello, dove i detenuti possono partecipare a progetti e corsi di formazione pensati dal Ministero e dalla Regione, al fine del reinserimento sociale e lavorativo; inoltre, dalle nove del mattino alle otto di sera, le celle sono aperte, così da permettere a tutti di frequentare la palestra, la biblioteca o la sala ricreativa. Ma per i detenuti esistono molte altre attività: «C'è chi lavora dentro la struttura e fa lavori domestici – spiega l'educatrice Marilena Rinaldi – o chi ha la possibilità di uscire e fare un tirocini o del volontariato, chi invece va alla scuole serale o segue i corsi direttamente dentro la struttura. Le attività sono davvero tante, ad esempio c’è il corso di cucito, un'idea che all'inizio sembrava un po' strana, ma che poi si è dimostrata interessante e ha visto sei detenuti alle prese con ago e filo, oppure il corso di pittura e i murales».
Ma questa settimana c'è anche un'altra novità, infatti, grazie al progetto di alternanza scuola lavoro i ragazzi del liceo delle Scienze Umane di Follonica da qualche giorno hanno iniziato un tirocinio all'interno della casa circondariale: «Per adesso abbiamo iniziato a fare conoscenza – spiega Maciej, studente del quinto anno – seguiremo le attività in carcere e cercheremo di entrare in contatto nel modo migliore con queste persone. Credo che per noi sarà un’esperienza formativa sia dal punto di vista professionale che da quello umano».
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