Il Tirreno

Grosseto

Etruria, in trappola anche gli imprenditori

di Giovanna Mezzana
Etruria, in trappola anche gli imprenditori

I titoli beffa a garanzia del credito, idem per i mutui prima casa

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GROSSETO. Nella nassa dei titoli Etruria ci sono finiti anche imprenditori maremmani. Del “pasticcio obbligazioni” questo è un dettaglio (tutt’altro che trascurabile) rimasto fino ad ora sotto traccia. Eppure i diretti interessati hanno di che mettersi le mani nei capelli: se il pensionato ha bruciato i risparmi di una vita, l’imprenditore si ritrova titoli spazzatura a garanzia della liquidità chiesta alla banca per finanziare i propri investimenti. Un cul de sac.

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Quanti sono. In Maremma si alza il velo sull’intera platea dei beffati: dalla debacle dell’istituto aretino fino ad oggi si è parlato dei pensionati che coi titoli tossici hanno mandato in fumo la loro liquidazione: perché sono numericamente più rilevanti, perché percepiti in una situazione di maggiore debolezza. Fatto sta che su 100 obbligazionisti rimasti con il cerino in mano, il 20% sono piccoli e medi imprenditori; questa è, ad esempio, la proporzione tra le due categorie all’interno del “filone dei 101”, cioè i 101 risparmiatori maremmani per conto dei quali, il 20 gennaio 2016, Marco Festelli, avvocato grossetano incaricato da Confconsumatori di occuparsi a livello nazionale degli effetti del naufragio Etruria, ha depositato un’istanza per la mediazione obbligatoria, primo passo, obbligato, nelle controversie finanziarie.

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La tattica. Ecco come chi è vicino al mondo dell’impresa ci ha raccontato la prassi del piazzamento dei titoli Etruria in tasca a chi fa impresa: anzi, in azienda. Io imprenditore ho bisogno di credito per la mia attività per fare investimenti o anche semplicemente per “sostenere la cassa” con un po’ di liquidità e allora mi rivolgo alla banca. Chiedo 300.000 euro, cifra non esagerata per una piccola-media azienda che, ad esempio, deve acquistare nuovi macchinari. L’istituto mi risponde che può concederlo. E arriva la proposta: io banca ti do 300.000 euro ma tu me ne compri 150.000 in titoli emessi dall’istituto (le obbligazioni subordinate) che metti a garanzia dell’affidamento. Adesso quei titoli valgono zero e l’affidamento non è più sostenuto da alcuna garanzia. È un bel pasticcio per un imprenditore, che nell’immaginario collettivo dovrebbe maneggiare i prodotti finanziari con una dimestichezza maggiore rispetto al piccolo risparmiatore pensionato da lavoro dipendente; ma i titoli Etruria sono stati paragonati a qualcosa di molto simile ai “derivati” del caso Lehman Brothers.

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Mutui. Più o meno lo stesso vademecum veniva seguito per il cliente che chiedeva un mutuo. La tattica la descrive Confconsumatori: «La concessione di prestiti come ad esempio per l’acquisto della prima casa – dettaglia l’Associazione pro consumatori – veniva subordinato all’acquisto di un pacchetto azionario della stessa banca: e non di poco valore; e se il cliente non aveva i soldi necessari per l’acquisto, essi venivano mutuati dalla Banca stessa». Ci sono anche casi-limite: «Emergono atti pubblici – descrive Confconsumatori – dai quali si ricava che la Banca avrebbe predeterminato di concedere prestiti in ragione di 15.000 euro ogni 100 azioni possedute».

La buona notizia. In soccorso degli azionisti arriva però la Suprema Corte di Cassazione che aveva dichiarato (sentenza n. 19559 del 30 settembre 2015) la nullità dei mutui o dei finanziamenti bancari destinati all’acquisto di prodotti finanziari emessi dalla stessa banca che fossero di scarsa redditività. A questo punto – almeno in teoria, ogni singolo caso dovrebbe poi essere sottoposto ad un professionista – gli azionisti potrebbero agire contro la Nuova Banca Etruria perché venga dichiarata «la nullità parziale del contratto di mutuo – spiega Confconsumatori – così da dover rimborsare esclusivamente la parte di prestito finalizzata all’acquisto dell’abitazione».

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