Sicurezza
«Quale cambiamento? Loro tre incarnano la vecchia politica»
Gori (5 Stelle) contro Borghi, Mascagni e Vivarelli Colonna Sono l’emblema di chi «ha affossato il capoluogo»
GROSSETO. «Paolo Borghi, Lorenzo Mascagni, Antonfrancesco Vivarelli Colonna: tutti in pista per il rilancio della città. Tutti a rappresentare il cambiamento. Eppure, sono proprio loro a incarnare quanto di più vecchio possa esistere nella politica grossetana. Quanto di più dannoso sia stato messo in piedi in anni e anni di fallimenti, immobilismo, accordi e accordicchi presi nelle segrete stanze».
Così la pensa Giacomo Gori, candidato a sindaco per il Movimento 5 Stelle. «Dal punto di vista politico qualcosa viene da dire - aggiunge in un lungo comunicato - Viene da dire, ad esempio, che Paolo Borghi è da anni vice sindaco e assessore. Dunque uomo di apparato. Di sistema. Pedina del Partito democratico. E la sua - a tratti persino condivisibile - volontà di sovvertire le scelte della nomenclatura non può esser vista che come l'esigenza d'imporre se stesso contro tutto e contro tutti. Nel segno della continuità, però. Visto il suo impegno nelle giunte Bonifazi». «E che dire di Lorenzo Mascagni - aggiunge - figlio politico di Emilio Bonifazi e di un'area che dev'essere sì rispettata ma che, è evidente, non incarna di certo il nuovo, il futuro. Anzi. Per non parlare di Antonfrancesco Vivarelli Colonna, il cosiddetto uomo proveniente dalla società civile non è né più, né meno, che un bluff. Un tentativo di coprire i vecchi personaggi di partito, le vecchie logiche».
«Il centrosinistra (con Mascagni, Borghi o altri poco importa) e il centrodestra di Vivarelli Colonna sono lo stantio. Qualcosa che va ben oltre le solite minestrine riscaldate - è l’opinione di Gori - La vecchia partitica ha affossato il capoluogo. Ha promesso cento e realizzato uno. E male. Ha svuotato e umiliato il centro storico, dimenticato le frazioni, disincentivato il turismo, l'artigianato, il commercio. I partiti hanno alzato le tasse a imprese e famiglie e farcito Grosseto di cantieri durante il periodo elettorale. Altro che "il nuovo". Ecco perché, non si trattasse del futuro della città e delle nostre frazioni, ci sarebbe addirittura da sorridere. E da stropicciarsi gli occhi».
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