Il Tirreno

Grosseto

«Alle primarie serve un patto di lealtà»

di Enrico Pizzi
«Alle primarie serve un patto di lealtà»

In via Ximenes, davanti a un centinaio di persone, l’avvocato ha esposto i motivi che lo hanno indotto a candidarsi

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GROSSETO. Lorenzo Mascagni si candida a governare Grosseto. L’avvocato grossetano ha sciolto ieri la riserva e ha avviato il percorso verso le primarie partendo dal parco giochi di via Ximenes, dove ha radunato oltre un centinaio di persone, tra amici, dirigenti del Pd e giornalisti.

Tra i presenti all’ufficializzazione della candidatura Loriano Valentini, Valentina Culicchi, Giancarlo Tei, Barbara Pinzuti, Maurizio Frosolini, Gabriele Bellettini, Alfonso Brogi, Roberto Fenili, Luca Furzi, Cecilia Buggiani. Tante anime diverse che hanno trovato un motivo di unità proprio in Mascagni. «C'è la mia disponibilità a candidarmi» ha detto l’avvocato grossetano che ha spiegato le ragioni della scelta, perché «più che il tempo dei programmi – ha spiegato – questo è il momento di provare a comunicare chi sono e le ragioni che mi hanno convinto a mettermi a disposizione». Così Mascagni ha ricordato che nelle scorse settimane, quando il suo nome aveva iniziato a circolare, sulla stampa aveva sempre affermato di avere posto una condizione, quella di riuscire a unire la sua parte politica «perché un sindaco – ha detto – deve avere la capacità di unire la città, anche se è evidente che ha una visione e una posizione iniziale di parte. Ma chi ha l’ambizione di diventare sindaco deve avere innanzitutto la capacità di unire la propria parte per avere, poi, la capacità di rappresentare tutti».

E dunque «avendo ricevuto una disponibilità ampia dal mio partito – ha detto Mascagni – ho accettato la candidatura». Un’altra delle ragioni sta nella necessità di provare a ricucire il rapporto tra governanti e governati. «Ho avuto modo di leggere il rapporto Demos per Repubblica – ha ricordato Lorenzo Mascagni - in cui si parla del grado di credibilità delle varie categorie, e i politici figurano ai livelli più bassi: si è ormai rotto il patto tra chi governa e chi è governato. Ma se da un lato c'è disaffezione, dall'altro le decine di persone che mi hanno avvicinato i questi giorni – ha detto – mi hanno espresso il bisogno di trovare qualcuno che venga percepito come persona di fiducia, che sappia prendersi carico della collettività non per proprio tornaconto, ma per fare un servizio. Se riusciamo anche solo a far partire una scintilla che ci aiuti a recuperare questo rapporto di fiducia avremo già dato servizio alla comunità».

Mascagni ha poi sottolineato la necessità di siglare da subito un patto di lealtà tra concorrenti alle primarie. «Le primarie – ha detto – sono una grande risorsa è una grande possibilità. Non dobbiamo avere paura, proviamo ad andare a questo appuntamento con maggiore serenità, perché chi si candida non ha niente da perdere. Ben vengano le primarie che rafforzino il candidato che poi dovrà vincere le elezioni vere. Per questo sigliamo subito un patto di lealtà, e chi perderà si impegni a sostenere il vincitore alle elezioni». Sollecitato dai giornalisti, Mascagni si è soffermato, poi, sul fatto di essere espressione del mondo cattolico. «Non mi piace – ha detto – manifestare l'essere credente come fosse un'etichetta e se, da cattolico, mi impegno nella società non è per la bandiera della Chiesa, ma per servire il bene comune: questo insegnava don Sturzo. Per un cattolico, poi, è più difficile perché deve avere una doppia fedeltà, ai propri convincimenti e al Paese. La scommessa è mettere insieme la pluralità delle nostre comunità che sono ormai abitate da tante diversità».

Infine, Mascagni non è voluto entrare nella polemica sollevata dall’altro competitor Paolo Borghi, nei confronti di Leonardo Marras: «Paolo è un amico e non concepisco la politica come una guerra, né contro gli avversari degli altri partiti né tantomeno con i compagni del mio partito. Non farò polemica anche perché la gente non ci capisce più se continuiamo a guardarci tra di noi». Solo sul tema della discontinuità, visto che Borghi aveva sottolineato che anche Mascagni da 10 anni è amministratore del Comune come lui, l’avvocato grossetano si limita a far notare che c’è una certa differenza tra un assessore è un consigliere comunale. «Poi – dice – abbiamo due profili diversi, questa è una ricchezza: ci confronteremo e decideranno gli elettori».

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