Il dolore
Schettino malato, rinviati i due processi
La difesa cita tra i testimoni Foschi e Bosio, la Procura chiede di acquisire il verbale di Domnica
GROSSETO. Il comandante vuole metterci la faccia. Anche per due reati "minori" rispetto a quelli immani del naufragio del 13 gennaio 2012. Così davanti al giudice Gian Marco Fausto De Vincenzi arriva un certificato medico del pronto soccorso di una Asl campana: Francesco Schettino soffre di una lombosciatalgia e per questo motivo, e solo per questo motivo, non può essere presente al processo.
«Un problema di salute improvviso» tiene a precisare il suo difensore, l'avvocato Donato Laino. Il comandante ha passato la notte al pronto soccorso. Così al giudice non resta che rinviare ad altra data - il 7 marzo - l'udienza per i due procedimenti residui del naufragio della Concordia (del troncone principale è ancora pendente la data dell’appello davanti alla Corte di appello di Firenze): le mutazioni causate al paesaggio e le violazioni delle indicazioni dell'armatore in caso di emergenza. Schettino ci sarà, assicura Laino che avrebbe voluto anche un rinvio più a breve: ma occorre fare i conti anche con gli impegni delle parti. Perché non c'è solo l'agenda del giudice, non solo quella del sostituto procuratore Alessandro Leopizzi, non solo quella dei due difensori (c'è anche Saverio Senese): ci sono anche quelle degli avvocati di parte civile. Per il danno che la Costa Concordia con la sua permanenza avrebbe arrecato al litorale nei pressi della Gabbianara, hanno intenzione di costituirsi l'Enpa (avvocato Claudia Ricci), il Wwf (avvocato Sergio Nunzi), Legambiente (avvocato Luca Petrucci), il ministero (avvocato Patrizia Pinna) tutti presenti ieri. Sarà battaglia, anche su questo tema, alla prossima udienza.
Che non sarà l'ultima. Perché espressamente richiesto dal giudice, l'avvocato Laino ha detto che «non ci sono possibilità di riti alternativi». Niente patteggiamento, niente oblazione. Schettino si vuole difendere in aula: «Per noi è un importante motivo di confronto», argomenta il difensore mentre il giudice vede scorrere davanti ai suoi occhi lo spettro di un altro mega processo. Laino rassicura: «Noi non miriamo a rifare il processo principale. E' vero che la nostra lista testi è cospicua ma coloro che chiameremo dovranno chiarire i concetti sulla normativa che riteniamo scarsamente istruita». Pierluigi Foschi, Paolo Mattesi, Roberto Bosio sono tra i principali testimoni citati da Schettino. Il quale vuole però che siano sentiti in aula altri cento testimoni (98 per la precisione), scelti tra il personale a bordo quella notte. Nomi già conosciuti: Coronica, Canessa, Ambrosio, Iaccarino, Bongiovanni, Martino Pellegrini. E poi una lunga serie di personale imbarcato, che nel ruolo di appello rivestiva l'incarico di capo o vicecapo zattera o lancia, marinaio, timoniere. C'è anche un consulente per la difesa, il dottor Vincenzo Carlino.
Anche la Procura vuole sentire Foschi, Canessa e Iaccarino. O meglio, solo il primo in aula: degli altri chiede che siano acquisiti i verbali delle dichiarazioni rese nel processo principale, compreso quello di Domnica Cemortan. E poi in dibattimento saranno chiamati esperti dei carabinieri di tutela ambientale, professori universitari come i partenopei Antonio Scamardella e Giovanni Russo, specialisti Arpat, l'allora custode Franco Porcellacchia. Solo due i testi che saranno citati dall'Avvocatura dello stato: Leonardo Arru, specialista di Ispra, e Giuseppe Italiano, direttore della sezione specifica del ministero.
Pierluigi Sposato
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