Sicurezza
Falso e truffa, imprenditore sotto accusa
Federico Clementini querelato per una serie di compravendite: da intermediario, avrebbe tenuto per sé il denaro
GROSSETO. Da una parte Federico Clementini, noto imprenditore grossetano e dall’estate scorsa anche presidente della Castiglionese calcio, nelle vesti di indagato. Dall’altra Stefania Ricci, anche lei conosciutissima imprenditrice della città (centro commerciale Aurelia Antica), in qualità di parte offesa e pronta a costituirsi parte civile per chiedere i danni.
I reati ipotizzati dal sostituto procuratore Alessandro Leopizzi - che a chiusura delle indagini ha chiesto il processo - sono quelli di falso in scrittura privata e truffa: perché Clementini avrebbe raggirato Romelio Ricci, padre di Stefania (che ne è l’erede - Romelio è morto nel dicembre 2013), a proposito di numerose compravendite di terreni e posti barca (e box) per lo più localizzati all’Argentario e in un caso anche a Castiglione della Pescaia. Clementini si sarebbe proposto a Ricci come intermediario tra la proprietà e l’acquirente ma non avrebbe rispettato gli accordi; avrebbe consegnato documentazione falsa attestante la conclusione del contratto, ad esempio quella relativa al preliminare con il prezzo pattuito, eventualmente con le quietanze dei venditori. I contratti, invece, non sarebbero mai stati stipulati e Clementini avrebbe ingiustamente trattenuto il denaro versato da Ricci a titolo di caparra per la compravendita. O almeno queste sono le convinzioni della Procura, che ha preso in esame la querela e ha elencato i 19 episodi ricostruiti anche mediante gli assegni reperiti da Stefania Ricci, la quale ha calcolato in un’ingente somma il denaro versato dal padre.
Singole persone, gruppi immobiliari, società: sono questi i proprietari per i quali Clementini si faceva intermediario. Ma secondo la Procura si tratterebbe di persone inesistenti o prive di cariche o mai coinvolte nelle trattative o anche non proprietarie. Perché presentarsi come intermediario? Ricci non avrebbe potuto condurre da solo l’affare? Perché, secondo l’imputazione, così facendo Clementini avrebbe potuto evitare che il prezzo lievitasse: il nome di Ricci come acquirente avrebbe potuto influenzare negativamente la trattativa. E ciò sarebbe avvenuto sia per i terreni sia per i posti barca. In ciascun caso, Clementini, instaurato il rapporto fiduciario con Ricci, avrebbe prospettato l’appetibilità dell’affare, dicendo di avere i contatti giusti. I fatti contestati sono circoscritti al periodo 2011-2013: Ricci aveva versato assegni da poche decine di migliaia di euro ma anche da alcune centinaia di migliaia di euro.
Alla morte del padre, Stefania Ricci aveva trovato due mandati senza rappresentanza sottoscritti da Romelio in favore di Clementini e risalenti al 2010. Quest’ultimo avrebbe dovuto acquistare su compromesso e poi girare gli immobili al primo, dietro un compenso pattuito. E da questi mandati aveva iniziato a cercare di ricostruire i rapporti e gli affari. Erano nati i primi sospetti e Stefania Ricci aveva contattato le persone interessate, che erano in sostanza cadute dalle nuvole.
Il ruolo di “calmieratore” dei prezzi individuato dall’accusa era stato indicato in querela dalla stessa Ricci, perché - una volta conosciuto il nome di Romelio - altri speculatori avrebbero potuto entrare in competizione. Clementini, contattato, avrebbe dato risposte ritenute dalla famiglia Ricci non esaustive e comunque evasive. E se gli immobili erano esistenti, non lo sarebbero i contratti.
Se Clementini sia colpevole o no lo stabilirà il Tribunale. Intanto, il giudice dell’udienza preliminare Compagnucci ha rinviato ad aprile l’esame della richiesta di processo. Sono stati i difensori di Clementini, gli avvocati Pierfrancesco Rechichi e Alessandro Bertolini, a chiedere un rinvio, in attesa di un imminente perfezionamento di alcune pendenze con lo Stato. In aula c’era invece Stefania Ricci, rappresentata dall’avvocato Carlo Valle.
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