Il Tirreno

Grosseto

Firme per Mascagni Il Pd va alla conta

di Emilio Guariglia
Firme per Mascagni Il Pd va alla conta

Anche Bonifazi e Marras scaricano Borghi, chi sta con chi

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GROSSETO. Lanciato il dado, il giorno dopo tutto tace. Complice il dì di festa, domenica 24 gennaio nessuno dal Partito democratico e dintorni commenta ufficialmente quel che è accaduto nella serata del sabato precedente: la consegna agli organi di informazione di 131 firme, per rendere pubblico il sostegno di altrettanti iscritti al partito alla candidatura di Lorenzo Mascagni alla carica di sindaco di Grosseto nelle elezioni amministrative di giugno.

Un documento importante perché di fatto – dopo tanto chiacchiericcio – sancisce con nomi e cognomi la divisione interna (e i relativi posizionamenti) del Pd in vista di quell’importantissimo appuntamento: ora è più chiaro se non proprio chi sta con l’attuale vicesindaco Paolo Borghi, che già da tempo si è messo in pista per le primarie; perlomeno chi invece vuole certamente l’avvocato e oggi consigliere Mascagni.

Si viene così a sapere, senza se e senza ma, che il capogruppo del Pd in Regione, Leonardo Marras, dopo aver mantenuto un profilo da mediatore ha deciso di abbandonare Borghi al suo destino, puntando tutto su Mascagni. Ma soprattutto si scopre che la scelta di “scaricare” il suo vicesindaco l’ha compiuta anche Emilio Bonifazi, al termine di un decennio nel quale proprio su Paolo Borghi tanto aveva scommesso, affidandogli deleghe strategiche e pesanti come bilancio, patrimonio e sport.

Che da tempo il rapporto tra sindaco e vice si fosse incrinato, lo sapevano più o meno tutti negli ambienti dell’amministrazione e della politica. Ma quella firma a sostegno del “concorrente” Mascagni – a due giorni di distanza da un bilancio di fine mandato nel quale il sindaco aveva sottolineato gli ottimi risultati raggiunti in particolare proprio sul fronte di bilanci e tributi – è forse l’elemento più sorprendente che emerge dalla convulsa giornata di sabato.

A dire il vero a nessuno è sfuggito che, accanto a quello del sindaco, Mascagni incassa anche il sostegno di più di metà della giunta uscente: Giovanna Stellini, Arsenio Carosi, Giancarlo Tei sono nell’elenco degli iscritti pro avvocato, mentre non è un mistero per nessuno che Antonella Goretti si sia adoperata per raccogliere adesioni a favore di Mascagni dentro la società civile. Insomma, se una lettura (umana e politica) balza all’occhio, è quella di rapporti interni al governo cittadino ormai più che logorati alla fine di due consiliature.

Altro aspetto sul quale è impossibile soprassedere è il gran numero di big del partito (quelli che i malevoli chiamano “capibastone”) che hanno scelto Mascagni. Ulteriore sottolineatura di una corsa, quella di Paolo Borghi, che se sarà, sarà certamente a ostacoli proprio nel terreno che avrebbe dovuto essergli amico, il Pd.

Da parte loro i diretti interessati per ora tacciono.

Lorenzo Mascagni di fatto ancora non ha sciolto la riserva, se accettare la candidatura o no; e c’è chi dice che l’accelerazione portata dalle 131 firme sia stata impressa anche allo scopo di dissipare le ultime perplessità dell’avvocato.

Paolo Borghi, invece, non commenta. Assicura che lo farà nei prossimi giorni, presentando il suo comitato elettorale, e liquida come «assolutamente previste e normali» le firme pro Mascagni dei suoi compagni di giunta. «Quella di Emilio (Bonifazi) no, quella devo dire che non me l’aspettavo», è l’unica considerazione che si lascia sfuggire.

Sia come sia, per il Partito democratico si apre una settimana probabilmente decisiva. L’entusiasmo e il bagno di folla che ha accolto, sabato, la discesa in campo di Antonfrancesco Vivarelli Colonna come candidato del centrodestra unito impone rapidità di azione, pena un ritardo in partenza che potrebbe rivelarsi incolmabile in vista del traguardo.

Sarà dunque quasi certamente questione di giorni, se non di ore, la parola definitiva di Mascagni, sì o no. Anche perché qualora (come tutti danno per scontato) l’avvocato accettasse, in ogni caso dovrebbe compiere tutti i passaggi formali per la candidatura, in particolare la raccolta delle firme necessarie: o 21 firme all’interno dell’Unione comunale (dove però Borghi sembra poter contare su una maggioranza relativa piuttosto solida), o piuttosto – come appare più agevole – con il 3 per cento degli iscritti al partito nel Comune di Grosseto.

Dopodiché, a meno di ulteriori sorprese, partirà la sfida verso le primarie del 6 marzo. Una sfida, ha sempre detto Mascagni, che in ogni caso non dovrebbe essere “contro qualcuno”, ma per la vittoria del Pd. Questo negli auspici.

Ma ormai il dado è lanciato. Se e quanto il gioco sarà duro lo si scoprirà molto presto.

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