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Grosseto

Canoni tv non versati in cassa: a giudizio

Canoni tv non versati in cassa: a giudizio

Ipotesi di peculato per un’addetta allo sportello della sede follonichese di Poste Italiane. La difesa: «Non c’è prova»

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FOLLONICA. L’accusa è peculato. In qualità di incaricata di pubblico servizio, avrebbe tenuto per sé le somme versate da quattro follonichesi per il pagamento del canone tv. O almeno questo è il convincimento della Procura. Cifre non elevate - come tutti ricordano, il canone era di 113,5 euro - ma comunque un episodio tale da mettere nei guai con la giustizia una dipendente di Poste Italiane, rinviata a giudizio per l’udienza del 12 ottobre dal giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari.

Sarà il collegio del Tribunale a occuparsi del caso di Valentina Bernardeschi, 36 anni, dipendente dell’ufficio di via Golino di Poste Italiane, a Follonica. Un caso nato dagli accertamenti della società, che aveva segnalato l’incomprensibile sparizione delle cifre versate da quattro utenti. Un caso che aveva richiesto l’intervento della polizia postale di Grosseto come anche dei carabinieri. Le indagini, che si erano avvalse anche delle testimonianze di alcune persone, avevano portato all’individuazione di Bernardeschi, addetta allo sportello. Quattro le somme di cui la donna avrebbe avuto la disponibilità e di cui si sarebbe appropriata, invece di raccoglierle per il successivo versamento all’Agenzia delle Entrate. Versamenti che risalivano al gennaio 2013 e (in un caso) ai primi del febbraio successivo. Il fascicolo, affidato al sostituto procuratore Salvatore Ferraro, era stato aperto l’anno successivo. In ognuno dei quattro casi contestati, secondo l’imputazione, sarebbe stato apposto sul bollettino un timbro manuale, con lo scopo di far risultare il pagamento come eseguito. Quei soldi, invece, non sarebbero finiti nelle casse.

All’udienza preliminare, il pm ha insistito per la richiesta di processo formulata già qualche mese fa mentre l’avvocato Ilaria Vichi, che tutela la donna, ha sollecitato il giudice a dichiarare il non luogo a procedere, in quanto vi sarebbero molti punti non chiari nella vicenda. «Non c’è alcuna prova che sia stata lei a effettuare le riscossioni che vengono imputate», sottolinea il legale, sulla base della documentazione raccolta in fase di indagine e allegata al fascicolo. «E comunque, a veder bene la vicenda, manca poi una qualsiasi forma di dolo». Dovranno essere i giudici, dall’ottobre prossimo, del Tribunale a stabilire se ci sono elementi di prova tali da consentire di affermare che quei soldi siano finiti nelle tasche di Bernardeschi.

Pierluigi Sposato

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