Sicurezza
Enpa: «Sbagliato il contributo adozioni»
La presidente mette in guardia dal dare soldi per l’affido. E fa appello a Cinigiano sulla scorta dell’esperienza grossetana
GROSSETO. A volte la cura è peggio del male. Ne è convinta l’Enpa di Grosseto osservando alcuni Comuni adottare provvedimenti per incentivare le adozioni dei cani ospiti dei canili e, in particolare, la pratica – adottata da molti Municipi in tutta Italia – di dare un contributo a chi prende con sé un randagio.
L’ultimo, in ordine di tempo, ad aver approvato un regolamento di questo tipo è Cinigiano dove, da quest’anno, il Comune dà mille euro in due rate (600 alla consegna e 400 dopo sei mesi, previo controllo delle condizioni del cane) a chi adotta un cane del canile. E così Baffo, Jerome, Jean Claude, Pina e un altro cane quest’anno hanno potuto lasciare il canile di Ribolla, che custodisce anche le bestiole provenienti da Cinigiano.
L’adozione con incentivo economico però non piace all’Enpa preoccupata per diversi precedenti – denunciati anche in provincia di Grosseto in passato – in cui persone senza scrupoli hanno adottato cani e li hanno ingabbiati in condizioni terribili solo per riscuotere i soldi.
«La maggior parte della gente ci marcia – dice la presidente Marlena Giacolini senza troppi giri di parole – In passato l’Enpa ha denunciato per truffa e maltrattamento una persona che aveva adottato dodici cani, mirando all’incentivo, e li teneva in condizioni vergognose».
Giacolini, che è presidente della commissione animali del Comune di Grosseto, nel 2009 è riuscita a convincere l’amministrazione ad abolire il contributo. Anche all’epoca l’assessore responsabile era Giuseppe Monaci che convenne con l’analisi di Giacolini.
«Quando mi insediai nel 2007 – dice Monaci – trovai in vigore un regolamento che dava 48 euro al mese per ogni cane adottato, con il risultato che si potevano creare situazioni terribili se la gente era in mala fede. Se si dà un contributo bisogna regolamentarlo in modo ferreo». Monaci mise un tetto al numero di randagi adottabili, abbassò il contributo a 500 euro in due tranche e introdusse i controlli dei cani adottati per l’erogazione della seconda tranche. «Scoprimmo che c’era chi si prendeva il cane, gli dava un pezzo di pane in una gabbia e stop – dice – Altri, finito il contributo dopo 5 anni, ci riportavano il cane». I controlli? Quando il numero dei cani è molto alto, diventa difficile starci dietro. Tutti i giorni ci vorrebbe una task force per vedere come stanno i cani», dice Monaci.
Nel 2009 il contributo è stato definitivamente tolto. «Eppure – dice Monaci – non ci sono stati contraccolpi, se non positivi. Nel 2010, il primo anno senza contributo, le adozioni sono addirittura aumentate. In generale nel 2007 il Comune aveva 470 cani in carico, un numero pazzesco. Oggi sono 250 grazie a incentivi diversi, come la campagna di sensibilizzazione nelle scuole, il book con le foto dei cani su Internet... Spendiamo la metà e solo a novembre sono stati adottati dieci cani. A mio avviso l’unica cosa da incentivare nelle adozioni è l’affetto».
Eppure il sistema degli incentivi avrebbe i suoi vantaggi anche sulla spesa pubblica. Mantenere un cane al canile costa intorno ai 1.600 euro all’anno. Giacolini perciò non è contraria a priori a introdurre un aiuto finanziario e, anzi, proprio lei due anni fa propose al Comune di Grosseto di fare uno sconto sulla tassa per la spazzatura a chi adottava un cane di oltre 5 anni. In generale, spiega oggi, il contributo può andar bene «ma dovrebbe essere sotto forma di voucher – suggerisce – da spendere in ambulatori veterinari e rivenditori di cibo per animali con licenza di vendere medicine veterinarie. È l’unico sistema per evitare le ruberie e le truffe».
Giacolini ha scritto una lettera alla sindaca di Cinigiano Romina Sani chiedendole di ritirare il provvedimento. «Un contributo di addirittura mille euro, oggi come oggi, rappresenta una manna dal cielo. Chi veramente vuole un cane lo prende disinteressatamente – spiega – A settembre sono tornati al canile di Istia due cani, entrambi “figli del contributo”, tenuti 8 anni in modo vergognoso. Quando si viene a conoscenza di certe realtà ci si rende conto di come sia fatta la gente».
«Proseguo su questa strada – risponde però Sani – Prima di introdurre l’incentivo nessuno aveva mai adottato un cane randagio di Cinigiano. È vero che serve amore per tenere un cane; io ne ho tanti. Ma l’incentivo serve a coprire le spese. Cinigiano aveva 17 cani al canile, che costavano 35.000 euro all’anno. Chiaramente, con questi numeri, possiamo controllare bene sia le persone prima dell’affido, sia i cani dopo. E oltre ai vigili andiamo noi stessi amministratori a sincerarci delle condizioni degli animali. Per il Comune i costi si abbassano e i cani stanno comunque meglio in una casa che al canile».
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