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Grosseto

la polemica

«Niente lacciuoli per i capannoni»

«Niente lacciuoli per i capannoni»

Confindustria difende la liberalizzazione delle medie strutture

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GROSSETO. Se per le associazioni del commercio sono state parole confortanti, agli industriali non sono piaciute. E così ieri Confindustria Grosseto ha divulgano una dura nota sui paletti annunciati dall’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tei in merito alla liberalizzazione delle conversioni dei capannoni in negozi, contenuta nella variante al Regolamento urbanistico che il Comune sta elaborando (è in fase di Vas).

Come noto la variante consente a chi ha un capannone di trasformarlo in negozio. Allo stesso tempo toglie il limite di 500 metri quadrati per le medie strutture di vendita, quelle che potrebbero trovare alloggio proprio nei capannoni. Tei ha però annunciato che chi vuole aprire un negozio oltre i 500 metri quadrati dovrà rispettare le stesse clausole che la Regione chiede per la grande distribuzione, presentare un progetto, realizzare se necessario strade e parcheggi.

Agli industriali questi obblighi non piacciono poiché sarebbero «in contrasto con la vigente e consolidata normativa europea e nazionale». Confindustria richiama l’attenzione sulla «illegittimità di qualunque disposizione di pianificazione e programmazione territoriale con prevalente finalità economica o prevalente contenuto economico che ponga limiti, programmi e controlli non ragionevoli, non adeguati e non proporzionati rispetto alle finalità pubbliche» che «impedisca, condizioni o ritardi l’avvio di nuove attività economiche o l’ingresso di nuovi operatori».

Se il Decreto del fare consente agli enti locali di introdurre restrizioni sulle aree di insediamento di attività produttive o commerciali, «questo – dice Confindustria – può avvenire solo in casi eccezionali».

Per Confindustria l’obiettivo deve essere la creazione di lavoro: «La provincia di Grosseto ha perso in cinque anni circa 3200 posti nel settore edile, senza contare l’indotto. È necessario quindi che tutti gli operatori economici e le autorità amministrative mettano insieme risorse e opportunità, evitando, a fronte di un legittimo e auspicato processo di liberalizzazione, di porre in atto nuove procedure non previste dalla norma che ridurrebbero le opportunità di rilancio».

«Ci aspettiamo una liberalizzazione delle medie strutture senza altri lacci e lacciuoli», conclude il direttore Antonio Capone (nella foto).

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