Il dolore
«Abusi nel podere ristrutturato» Designer imputato
Vallemaggiore, al celebre architetto milanese Piero Lissoni è contestato l’aumento di volumetria rispetto al progetto
GROSSETO. Piero Lissoni, milanese, una delle firme più importanti del design italiano, è sotto accusa in Tribunale per un presunto abuso edilizio legato alla sistemazione di un podere ex Ente Maremma di sua proprietà, in località Vallemaggiore di Rispescia, di fronte alle colline dell’Uccellina, in area contigua al Parco della Maremmae quindi sottoposta a vincolo.
L’architetto è imputato davanti al giudice Giovanni Puliatti in qualità anche di committente e firmatario della Dia onerosa, nonché di direttore dei lavori. Un video facilmente reperibile sul web ritrae Lissoni seduto su un divano nell’abitazione ristrutturata: il video permette di vedere gli esterni e gli interni, arredati. Il fascicolo venne aperto quando il Comune incaricò la polizia municipale di compiere un sopralluogo per verificare la rispondenza alle norme di legge (tra il 2012 e il 2013). Vi sarebbero delle difformità. L’intervento con varianti prevedeva la ristrutturazione con demolizione e fedele ricostruzione e cambio di destinazione d’uso, con portico e terrazze, con locali interrati per deposito e apparati tecnologici. Secondo la Procura, non ci sarebbe il permesso per costruire perché si tratterebbe di una nuova costruzione destinata alla residenza, con variazione della superficie originariamente occupata e modifica della sagoma di ingombro; non ci sarebbe né il nulla osta dell’autorità preposta al vincolo né quello dell’ente parco. La pianta dell’edificio sarebbe più larga di circa un metro rispetto al progetto. Le difformità contestate riguardano il piano interrato (aumento di volume di 160 metri cubi), il piano terra (57 metri cubi), il primo piano (19 metri cubi) e i manufatti esterni (ricovero macchine e attrezzi, pergolato, vasca 18 per 3, impianto doccia - da una cisterna di recupero dell’acqua piovana). L’accusa parla di una «totale difformità dalla Dia onerosa» presentata nel 2007.
Lissoni non è unico imputato. Con lui sono stati citati a giudizio dal sostituto procuratore Maria Navarro il titolare dell’impresa che aveva eseguito i lavori, Paolo Pennesi, di Grosseto (insieme devono rispondere anche della mancata comunicazione al Genio civile di opere eseguite in zona sismica), come anche il tecnico incaricato dell’istruttoria del procedimento per il Comune di Grosseto, Valeria Giannini, e il tecnico responsabile del procedimento, sempre per l’amministrazione municipale, Gian Paolo Fornasiero. Questi ultimi avrebbero omesso il controllo della legittimità delle opere e non avrebbero rilevato la non conformità agli strumenti urbanistici dell’intervento da eseguire. All’architetto Lissoni, inoltre, sono contestate la dichiarazione di ultimazione lavori per il 28 agosto 2010 e quella di conformità alla pratica, mentre sarebbero già state eseguite alcune opere ritenute abusive. Queste stesse opere sono oggetto anche di un’altra contestazione di falso in relazione alla relazione di fine lavori presentata al Genio civile.
Ieri si è tenuta l’udienza filtro, con il viceprocuratore onorario Elena Bartalini. Gli imputati erano rappresentati dagli avvocati Liguori, Giorgi e Fabiani. Constatata la regolarità delle notifiche e ammessa la costituzione di parte civile del Comune di Grosseto (avvocato Cruciani), il giudice ha rinviato alla fine di aprile l’inizio del dibattimento.
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