Il Tirreno

Grosseto

«Pandora, l’imputazione è indeterminata e nulla»

di Pierluigi Sposato
«Pandora, l’imputazione è indeterminata e nulla»

La difesa chiede di azzerare il procedimento per la truffa alle assicurazioni Il pm si oppone, il collegio rimanda la decisione alla prossima udienza

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GROSSETO. La difesa spara le prime bordate, all’inizio della prima udienza, come aveva già fatto all’udienza preliminare: «Il capo di imputazione va dichiarato nullo. È indeterminato». Un fuoco di fila aperto dall’avvocato Carlo Valle e proseguito dagli altri difensori che tutelano gli imputati di Pandora chiamati a rispondere dell’associazione per delinquere in relazione alle pratiche infortunistiche che facevano capo allo Studio Verde. Cinquantadue imputati che sono diventati ieri 51 perché l’avvocato Alessandro Ragazzini Fuligni ha annunciato in aula il decesso di una propria assistita, la signora Loretta Vatini. Una nullità che secondo l’avvocato Francesca Carnicelli deve interessare anche coloro che si sono visti contestare il 416 ma non i reati satellite (Giovanni Baldi, Emanuele Rossi e Sabrina Molteni).

Una nullità sulla quale il collegio del Tribunale (Mezzaluna presidente, De Vincenzi e Muscogiuri) non si è ancora pronunciato ma che vede subito l’opposizione del sostituto procuratore Marco Nassi, chiamato a raccogliere l’eredità del fascicolo aperto dal collega Stefano Pizza: «Qui è come nella canzone dove comunque tu faccia ti tirano le pietre: se l’imputazione è troppo sintetica, deve essere dichiarata nulla; se è troppo dettagliata, è troppo lunga. Non c’è alcuna indeterminatezza, gli imputati sono messi in condizione di difendersi, che siano medici o che siano segnalatori».

Il pm respinge anche la richiesta di proscioglimento per due imputati, Giorgio Caoletti e Antonio Sassu (avvocati Leporatti e Fabiani), dichiarando di non prestare il consenso e che comunque si tratterebbe di una decisione prematura, perché bisognerebbe entrare nel merito e siamo solo alle fasi preliminari.

Non basta. Ci sono questioni anche per le parti civili. L’avvocato Adriano Galli annuncia che il Comune di Grosseto si costituisce parte civile non solo per la truffa ai suoi danni, come già davanti al gup, ma anche per il reato associativo limitatamente a tre imputati (Stefano Rossi, Simona Bonsanti, Paolo Palumbo). L’avvocato Massimiliano Arcioni (per Luca Ragazzini, l’unico imputato che risponde «presente» all’appello) contesta che la compagnia Axa possa costituirsi per uno dei capi di imputazione, perché «non può essere danneggiata dal ruolo di segnalatore attribuito al mio assistito». Si associano gli avvocati Aldo Peronaci (per Antonio Aniello) e Luca Montemaggi (per Alessandro Salvini), nonché Romano Lombardi (per Francesco Bozzi) che sostiene anche l’indeterminatezza del capo di imputazione relativa al reato associativo.

Interviene l’avvocato Luca Scerbo Caruso, di Torino, che rappresenta tutte le compagnie assicuratrici: «Le compagnie sono legittimate a costituirsi, il reato associativo e i reati cosiddetti fine vanno considerati insieme; il danno può essere diretto ma anche indiretto. E comunque aspettiamo di vedere cosa emerge dal dibattimento».

Il collegio si ritira e torna dopo mezz’ora. Decide solo di rinviare perché, a monte di tutto, c’è un problema di notifica: l’avvocato romano Cristiano Conte non ha ricevuto tramite posta certificato il decreto di rinvio a giudizio per il proprio assistito (Angelo Cavero), finito a un suo omonimo sempre della Capitale. Sulle eccezioni i giudici si pronunceranno alla prossima udienza, il 24 febbraio.

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