Il Tirreno

Grosseto

Pandora, maxiprocesso in 33.000 pagine

di Pierluigi Sposato
Pandora, maxiprocesso in 33.000 pagine

Davanti ai giudici del collegio prima udienza oggi per uno dei tronconi dell’inchiesta sugli incidenti falsificati

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. E' cominciata sette anni fa. Informazioni parziali, poi messe insieme dalla polizia giudiziaria, che ha raccolto nel tempo confidenze e dati, ha ottenuto documenti e certificati e ha scattato foto dopo pedinamenti, ha ascoltato conversazioni telefoniche e non. Un fascicolo che si è arricchito della denuncia di smarrimento di un blocco di fatture e dai reati di falso e truffa contestati a un medico e a un paziente dopo i controlli dell'Agenzia delle Entrate. Mano mano che passava il tempo, la Procura ordinava l'iscrizione nel registro di nuovi indagati. Fino al blitz dicembre 2009 della polizia stradale, che aveva prodotto perquisizioni, sequestri e avvisi di garanzia.

Sono 38 i faldoni che compongono il fascicolo "Pandora", in ogni sua sfaccettatura. Oltre trentatremila fogli che hanno delineato quello che la Procura ritiene essere stato un giro illecito di pratiche infortunistiche: incidenti mai avvenuti, o avvenuti diversamente da come descritti; persone non ferite o addirittura nemmeno coinvolte; operatori che si sarebbero prestati a segnalare gli infortunati dietro compenso; medici che avrebbero compilato certificati medici per casi inesistenti, senza magari nemmeno aver visto i pazienti, anche loro dietro compenso; avvocati che avrebbero seguito pratiche non veritiere. Una truffa ai danni delle assicurazioni, che si sono costituite parte civile nella prima tranche del procedimento, quella da 52 imputati che si apre stamani davanti al collegio del Tribunale.

Prima udienza da dedicare alle eccezioni, alle questioni preliminari, dopo che già l'udienza preliminare - nel settembre scorso - aveva visto alcune distinzioni e alcune scremature. Non sembra che ci siano problemi di notifiche per cui l'udienza filtro dovrebbe svolgersi regolarmente, prima che i giudici rinviino per l'inizio del dibattimento.

Nei faldoni c'è di tutto. Ci sono anche delle confessioni o comunque delle ammissioni sui sistemi di funzionamento. Si legge in un interrogatorio: «Ad esempio per un rachide al segnalatore si poteva dare sui 100 euro». E per i medici? «Il loro profitto - si legge ancora - era praticamente dato dal compenso per le certificazioni che facevano», con modalità differenti a seconda se c'era o no la fattura. Le operazioni si erano talmente raffinate che in alcuni i casi l'organizzazione (è riconosciuta l'ipotesi di associazione per delinquere per 14 imputati) aveva provveduto a realizzare in proprio i falsi certificati medici del pronto soccorso, mediante scannerizzazione e modifica sul computer. Il tutto, come ha spiegato un indagato al pm Stefano Pizza all'epoca titolare dell'indagine, con la prospettiva «di poter creare lavoro». E i clienti? «Veniva subito rimborsato il danno subito - aveva ricostruito la polizia stradale - dal proprio veicolo (anche se per sua colpa) oppure a lui versata, prima di aver ottenuto l'indebito risarcimento dalla compagnia assicuratrice truffata, una somma concordata per l'accettazione dell'illecito accordo, mentre il restante della cifra versata da detta compagnia a ristoro viene intascata dagli ideatori».

Nel corso delle indagini, grosso modo a un anno dal blitz, la polizia stradale aveva segnalato alla Procura un tentativo di subornare i testimoni, cioè una manovra per «persuaderli a rendere testimonianze che possano convincere la polizia giudiziaria operante che non vi sono collusioni tra medico e avvocato». Perché, sempre secondo il convincimento della polizia stradale, le pratiche illecite sarebbero continuate: «Prevale la tenacia, la voglia di avere sempre maggiore guadagno, non si fermano, non si ravvedono, sono improntati ad agire in modo illecito, non conoscono il significato di “rispetto della legge”».

Divisa in vari tronconi, l'inchiesta Pandora era approdata a un primo punto fermo nel maggio del 2014, con l'emissione dell'avviso di fine indagini per il primo troncone, quello dello Studio Verde che oggi vede il suo primo giorno di dibattimento.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa