Il Tirreno

Grosseto

«Il sangue? Compatibile con un omicidio»

di Pierluigi Sposato
«Il sangue? Compatibile con un omicidio»

Giallo di Potassa, il consulente della difesa di Bilella risponde così ai pm. «Datare le macchie? Non è mai possibile»

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GROSSETO. La quantità di tracce di sangue di Francesca Benetti definita «non irrilevante» può essere compatibile con un evento omicidiario? «Sì». Possibile che le gocce di sangue riferibili ad Antonino Bilella siano cadute il 4 novembre di quel 2013? «Possibile». Le ferite sul dorso della mano di Bilella sono compatibili con ferite da difesa? «Compatibili».

Così Martina Focardi, medico legale, consulente per la difesa del custode di Villa Adua, risponde alle domande del pm Marco Nassi. E all’avvocato di parte civile Alessandro Risaliti che chiede di eventuali aggressioni risponde: «C’è stato un trauma fisico». La pulizia del pavimento è stata accurata? «Se era accurata non si trovava alcuna traccia».

E sulla genesi delle macchie di sangue ci possono essere «diecimila spiegazioni», dice rispondendo all’avvocato Riccardo Lottini, difensore dell’imputato. E su Benetti precisa, rispondendo indirettamente alla dottoressa Roberta Bruzzone consulente di parte civile, che «non si può affermare che la quantità di sangue persa sia rilevante e che abbia comportato una perdita di coscienza», come anche «una frattura cranica». Tutte le tracce di sangue di Benetti sono da «trasferimento secondario, da azione di pulizia, non da proiezione di aggressione».

Scusandosi per l’assenza improvvisa dell’altra settimana che le è anche costata una multa («ho sbagliato, ho dato la precedenza alla nostra azienda, sono un dipendente pubblico»), Focardi - che segue anche il caso di Ashley Olsen trovata morta nel quartiere San Frediano di Firenze - ha innanti tutto ritenuto «minuziose e corrette» le attività svolte dal capitano Cesare Rapone del Ris (ieri di nuovo presente accanto ai pm). Aggiunge però che non è possibile dire se le tracce di sangue di Benetti siano contestuali alle due tracce di Bilella: «Non è mai possibile datare macchie di sangue, oltretutto se queste sono presenti su due superfici diverse. Non sono vetuste: ma cosa si intende per vetuste?».

A proposito dei graffi sul dorso delle mani di Bilella, riscontrate e fotografate dai carabinieri, Focardi dice di non poter dare valutazioni sulla genesi, perché in avanzato stato di guarigione. Richiesta di avanzare ipotesi, l’esperta dice che «se fossero lesioni da difesa, da taglio, avrebbero sanguinato tanto. E invece pare strano che siano solo due le gocce trovate in casa. È poco verosimile». Se fossero state delle unghie «non sarebbe possibile questo tipo di lesioni». Sangue venoso o arterioso? chiede Lottini: «Così non si può dire - risponde - Ci sono tantissimi scenari per giustificare il sanguinamento». Al presidente Giovanni Puliatti, che chiede delucidazioni, «poiché non ci sono schizzi sulle pareti, deduco che non è arterioso. Ma gli schizzi potevano essere anche sul pavimento». Non ci sono proiezioni sulle pareti ma non è detto che ogni recisione di arteria comporti zampillamento, precisa.

Poi il capitolo del sangue trovato a casa di Bilella, su asciugamani e altri oggetti: «Sono macchie compatibili con il normale comportamento di un uomo, considerato anche il suo lavoro». Bilella usa antiaggreganti: «Sì, può sanguinare più facilmente».

In sede di controesame, il sostituto procuratore Salvatore Ferraro affronta il tema della macchia di sangue di Benetti nell’auto di Bilella. Ma la difesa dell’imputato lo stoppa: «Obiezione, non era nei temi trattati da questa difesa». Né Lottini né Carnicelli avevano infatti chiesto a Focardi risposte sull’auto. Il presidente accoglie. L’auto è un capitolo che alla difesa non interessa trattare.

Terminato il momento delle consulenze difensive (c’è stata rinuncia al genetista Ugo Ricci), il processo è quasi formalmente chiuso.

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