Il dolore
Papa Roncalli e Kant Ecco Mascagni, un “filosofo” per il Pd
Citazioni alte e risposta sempre pronta: così l’avvocato in lizza per le primarie si confronta con amici e avversari
GROSSETO. I tratti biografici ufficiali (l’avvocato rotale, il ping pong, l’azione cattolica) sono stati già sottolineati. Di Lorenzo Mascagni, però, resta da scoprire il pensiero politico e da raccontare altri lati, sconosciuti ai più. Per esempio la cultura, la prontezza nel dare la risposta meno scontata, eppure più corretta, alle domande e ai temi scomodi.
Il sostegno da destra. Ieri alcuni amici hanno fatto notare a Mascagni che tra le firme di sostegno alla sua candidatura c’erano diverse persone provenienti da destra, colleghi e non solo. Risposta: «Non chiedere al tuo compagno di strada da dove viene; chiedigli invece dove va e, se marciate nella stessa direzione, unisciti a lui». Una frase di Papa Roncalli. Insolito ascoltarla da un politico.
Cos’è la politica. Parco e solitamente non sintetico per quanto riguardo i post sui social, Mascagni, tre giorni fa, ha confermato il suo impegno da candidato con queste parole su Facebook: «Amici, si dice spesso – ed è purtroppo vero – che la politica è il luogo del cinismo e dei colpi bassi. Ma la politica è anche, all’opposto, qualcosa di straordinariamente bello e appassionante, perché è il luogo dove si prova a costruire insieme la casa comune. E per noi, se sarà, sarà così”.
La decisione di accettare. Prima ancora aveva lanciato un altro segnale, lasciando intendere che la lunga fase di riflessione se accettare o meno l’onore e l’onere della candidatura, era ormai conclusa. Con esito positivo: «Le cose cambiano se anche noi cambiamo prospettiva; per questo l’autentica rivoluzione è prima di tutto quella interiore, senza la quale non vi sarà alcun vero cambiamento. Dobbiamo dunque iniziare col rivoluzionare noi stessi, perché non si può agire senza essere. Lo pongo come primo punto di ogni ricominciamento, personale e di una comunità». Insomma avvocato e filosofo, prima che politico. Capace di volare alto. Anche nel criticare il M5s.
Sul linguaggio del M5s. Più di una volta Mascagni ha criticato il Movimento. «Gli esponenti del M5s marcano le distanze dalla casta e dalle istituzioni, anche lessicalmente, rifiutando ad esempio il termine di rappresentante e sostituendolo con quello di portavoce dei cittadini. Chi conosce un po’ la storia non farà fatica a ricordare come il fallace inseguimento di forme di democrazia diretta, che si vorrebbe l’unico modo di esprimere la volontà vera dei cittadini, sia stato uno dei tratti salienti di alcune tra le più nefaste esperienze politiche del passato. Si pensi, solo a mo’ d’esempio, al periodo rivoluzionario giacobino e alle esperienze dei soviet. Forse ispirandosi all’esperienza sovietica idealizzata dal Kelsen il M5s vorrebbe introdurre il cosiddetto recall (così oggi viene chiamato il potere di revoca dei deputati); quanto alle espulsioni e alle ghigliottine (mediatiche), che colpiscono ultimamente anche dalle nostre parti, il modello storico di riferimento pare essere l’esperienza giacobina».
E ancora sul caso di Quarto, a Napoli, Mascagni marca le differenze: «Non condivido il modo manicheo con cui gli esponenti del M5s in questi anni si sono auto-accreditati come unici rappresentanti degni dei cittadini, accusando tutti gli altri di essere corrotti, disonesti e ladri. Io sono propenso a credere che Quarto sia la classica mela marcia; e siccome non condivido il loro modo di aggredire e screditare gli altri, non li ricambierò con la stessa moneta. Vorrei però fare con loro una riflessione: non è l’appartenenza ad una parte politica ad attribuire la patente di dignità e di onestà, le mele marce ci sono da una parte e dall’altra; così come si sono, da una parte e dell’altra, molti politici seri che svolgono con onestà il loro compito. La qualità morale della classe politica non si fa crescere gareggiando nello screditarci a vicenda; seguendo questa strada finiremo solo per delegittimare le istituzioni e la politica tout court e per rendere ancor più difficile la vita a chi le istituzioni prova a servirle con onestà e passione».
Kant e Byung Chul Han. Sempre per parlare di politica locale, Lorenzo Mascagni, in altri recenti post su Fb, scomoda Kant e il filosofo coreano Byung Chul Han. Quest’ultimo per giustificare il silenzio e l’arcana su alcune scelte della politica come azione strategica («la trasparenza e la verità non sono identiche»). Kant, invece, per elogiare il primato dei doveri sui diritti ed esprimere preoccupazione «per la scomparsa dei grandi progetti da coltivare insieme, invece delle ambizioni personali coltivate a prescindere...».
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