Gioco
«Salvati come nei film Siamo vivi per miracolo»
GAVORRANO. Mirko Cinelli, il canyonista di Gavorrano che lunedì scorso è rimasto bloccato in una forra in Valsugana insieme a due amici, è uscito dall’ospedale e, tutto sommato, sta bene. Deve fare...
GAVORRANO. Mirko Cinelli, il canyonista di Gavorrano che lunedì scorso è rimasto bloccato in una forra in Valsugana insieme a due amici, è uscito dall’ospedale e, tutto sommato, sta bene.
Deve fare una cura per rimediare agli effetti dell’ipotermia ed è ancora dolorante per il freddo ma è rientrato a casa ieri sera, dopo tre giorni di ricovero in Trentino.
Nonostante la bruttissima avventura appena conclusa però Mirko non demorde, anzi, a soli cinque giorni dall’incidente che gli sarebbe potuto costare la vita, dichiara di non avere nessuna intenzione di smettere di praticare sia il canyoning che tutti gli altri sport estremi di cui è appassionato; perché, in fondo, è proprio questo che dà l’adrenalina. «È così, chi fa sport estremi lo sa - dice - non ci si tira indietro. Si rischia e si impara dagli errori».
Ripensando a quelle drammatiche ore passate a zero gradi intrappolato nella forra Mirko racconta: «siamo entrati tardi nella forra e nella primo punto del percorso c’era più corrente del normale, la cascata era fortissima e sono rimasto bloccato in una marmitta prensile, un turbine che si forma sotto le cascata. Ho impiegato quaranta minuti a venirne via e purtroppo, per liberarmi mi sono dovuto sganciare del pacchetto di emergenza perché la sacca si era rovesciata e si stava riempiendo di acqua, mi ancorava. Il problema è stato che nella sacca avevano la torcia – unica fonte di luce – la calata si è quindi trasformata in una corsa contro il tempo per raggiungere l’uscita prima del tramonto, perché quando entri in una forra non c’è via di uscita, l’unica soluzione è finire il percorso. Purtroppo il sole era tramontato quando siamo arrivati in fondo e fare venti metri al buio sarebbe stato come suicidarsi. Ci siamo fermati e abbiamo provato il tutto per tutto per scaldarci. I soccorsi li ha chiamati il ragazzo del bar dove avevamo lasciato la macchina».
Il caso ha voluto che i ragazzi si rifugiassero nell’unico punto accessibile ai soccorsi, i quali, continua Mirko «hanno fatto cose che si vedono solo nei film, hanno montato una parete di duecento metri e dopo diverse ore ci hanno trovati, erano le due di notte, se fossero passate altre tre ore sarei morto, perché era già da diverso tempo che ero andato in ipotermia. Comunque ripensando alla vicenda, il momento in cui ho avuto più paura è stato durante la risalita del crepaccio, anche se quello di Castel Tesino è uno dei miglior reparti di Soccorso Alpino che abbiamo Italia. Eravamo in mani ottime ma comunque l'altezza era tanta». Una brutta avventura finita bene, per i tre ragazzi di Gavorrano, che sperano di ripartire il più presto possibile. (g.s.)
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